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Alessandro Stradella, al di là del mito: il genio inquieto del barocco italiano, tra note sublimi e intrighi mortali

 Alessandro Stradella fu uno dei compositori più originali e influenti del Seicento italiano. La sua vita breve e turbolenta, segnata da fughe, scandali e relazioni pericolose, riflette la stessa tensione e intensità che attraversano le sue opere. La sua musica, innovativa e apprezzata in tutta Europa, ha lasciato un’impronta duratura nel Barocco, contribuendo in modo decisivo allo sviluppo della cantata, dell’oratorio e delle prime forme del concerto strumentale. La morte violenta a Genova trasformò la sua vicenda personale in leggenda e la sua musica in una testimonianza significativa delle dinamiche artistiche e sociali del tempo.


Alessandro Stradella (1639–1682) è stato uno dei compositori più influenti e versatili dell’Italia del XVII secolo. Nato a Nepi in una famiglia nobile, iniziò la carriera a Roma come paggio presso il palazzo Lante, entrando in contatto con ambienti aristocratici e culturali di primo piano. Ricevette commissioni da importanti patroni e collaborò con la Regina Cristina di Svezia, distinguendosi per la composizione di oratori e serenate. Nonostante il successo artistico, Stradella visse una vita irregolare e segnata da scandali.

Nel 1677 fu costretto a fuggire da Roma dopo essere coinvolto in una truffa matrimoniale ai danni di una donna anziana. A Venezia intrattenne una relazione con Agnese Van Uffele, amante del patrizio Alvise Contarini. La coppia si rifugiò a Torino, dove Stradella subì un attentato: fu aggredito alle spalle e lasciato per morto, mentre i sicari trovarono rifugio presso l’ambasciatore francese, dando origine a un caso diplomatico internazionale. Sopravvissuto, si trasferì a Genova nel 1678.

A Genova ottenne una posizione stabile sotto la protezione della nobiltà locale e compose opere fondamentali come La forza dell’amor paterno e l’opera buffa Il Trespolo tutore, tra le prime a prevedere un ruolo da basso comico protagonista. In quest’ultimo caso, la voce grave veniva sfruttata non solo per contrasti timbrici ma anche per generare effetti umoristici attraverso melodie, ritmi e dialoghi musicali con gli altri personaggi. Qui, tra i carruggi della città, la sua vita si concluse tragicamente a soli 42 anni, quando fu pugnalato da un assassino sconosciuto, probabilmente a causa di rivalità amorose.

Fu sepolto con onore nella chiesa di Santa Maria delle Vigne. Dopo la sua morte, la realtà storica fu spesso oscurata dalla leggenda. Biografie romanzate e attribuzioni errate, come l’aria Pietà, Signore, contribuirono a creare una fama che travalicava la verità storica.

La sua produzione, comprendente 309 opere sopravvissute, si distingue per complessità contrappuntistica e varietà ritmica. Stradella eccelleva in tutti i generi: cantate, oratori e musica strumentale. Nelle cantate e negli oratori, la parola diventa motore dell’invenzione musicale, guidata da un acuto senso del ritmo e della declamazione, mentre le sonate mostrano una cura raffinata di contrasti, texture e dialoghi timbrici.

Il suo contributo più innovativo fu l’uso pionieristico del concerto grosso. Opere come San Giovanni Battista e La Susanna rivelano una drammaticità intensa e la capacità di rappresentare le passioni umane in modo realistico. La serenata Vola, vola in altri petti del 1674 è la prima composizione databile a impiegare questa tecnica, in cui un piccolo gruppo di solisti alterna momenti con l’intera orchestra, anticipando i modelli di Arcangelo Corelli. Oggi i suoi manoscritti sono conservati in 55 biblioteche tra Europa e America, a testimonianza della diffusione e della duratura influenza della sua musica.

La morte violenta trasformò Stradella in un simbolo. Nei secoli successivi, la sua figura fu riletta come emblema dell’artista barocco consumato dalle proprie passioni, ispirando opere teatrali e narrazioni letterarie che ne accentuarono il profilo tragico. Questa mitizzazione contribuì per lungo tempo a oscurare la reale portata della sua musica, spesso schiacciata tra il fascino biografico e la fortuna editoriale di altri compositori più sistematici.

Solo la riscoperta moderna ha restituito a Stradella il ruolo che gli spetta: protagonista decisivo della transizione barocca, capace di lasciare un’impronta profonda proprio nel punto in cui arte e vita, in lui, non trovarono mai equilibrio.

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