Cultura musicale medievale: la diffusione del canto liturgico e delle sue prime forme di scrittura. Il Convegno Alternative Routes a Cremona
Si terrà a gennaio, presso il Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali di Cremona, la conferenza Alternative Routes: The Spreading of Liturgical Chant in Post-Carolingian Europe. Studiosi provenienti da tutta Europa esploreranno uno dei temi più complessi della cultura musicale medievale, ossia la diffusione del canto liturgico e delle sue prime forme di scrittura nell’Europa post-carolingia, periodo caratterizzato da mobilità, scambi e adattamenti locali. L’obiettivo è quello di mettere in discussione l’idea di una tradizione lineare e centralizzata, restituendo al Medioevo musicale la sua dimensione dinamica e plurale.
L’iniziativa si colloca nel punto medio del progetto europeo ERC SCRIBEMUS (Scribes of Musical Cultures. Decoding Early Technologies of Music Writing in Latin Europe), finanziato dal Consiglio europeo della ricerca e volto a ricostruire le dinamiche transregionali di trasmissione delle scritture musicali e dei repertori liturgici tra IX e XI secolo.
SCRIBEMUS nasce dalla consapevolezza che la notazione musicale occidentale, pur avendo avuto origine oltre mille anni fa, resta un fenomeno poco compreso nei suoi aspetti di circolazione culturale, codifica e pratica. Il progetto in tal senso affronta questa lacuna impiegando metodi di musicologia computazionale e machine learning per analizzare su scala interdisciplinare centinaia di fonti tramandate, col fine di rivelare melodie “nascoste” oltre la superficie dei palinsesti e di comprendere come i cantori-scribi mediavano tra tradizione orale e nuove convenzioni grafiche.
Nel programma scientifico della conferenza emergono posizioni di studiosi di rilievo nel campo della musica medievale. La partecipazione di Susan Rankin, fra i maggiori specialisti della trasmissione e notazione musicale altomedievale, pone l’accento su come le scritture neumatiche carolinge non siano semplici scarsi precursori della notazione moderna ma sistemi codificati di supporto alla memoria esecutiva, modellati da contesti culturali e rituali specifici. La sua vasta produzione include monografie e saggi che esplorano le forme di scrittura della musica nel periodo carolingio e oltre, contribuendo a un ripensamento delle strategie di trasmissione e ricezione delle notazioni liturgiche.
Un’altra figura di riferimento come David Ganz ha contribuito alla comprensione delle reti di cantori e dei loro codici, evidenziando come la circolazione del repertorio non possa essere interpretata in chiave uniformante ma debba essere indagata in relazione a pratiche locali e scambi intellettuali. Le sue analisi interdisciplinari includono prospettive codicologiche e storiche che ampliano la lettura delle prime fonti neumatiche.
La presenza di Giovanni Varelli al Convegno inoltre, costituisce un ulteriore elemento centrale nel percorso del progetto, di cui è coordinatore. Varelli ha già svolto un ruolo di raccordo scientifico tra i principali contesti internazionali di ricerca sul canto liturgico, intervenendo in convegni e seminari specialistici, tra cui l’International Medieval Congress di Leeds, con contributi dedicati alla circolazione dei repertori e alle pratiche di scrittura musicale tra X e XI secolo.
Varelli nei suoi passati interventi evidenzia come testimonianze manoscritte, quali i fogli liturgici di Milano e di Bobbio, documentino percorsi di diffusione del canto al di fuori dei modelli canonici consolidati. La partecipazione a Cremona rappresenta così la naturale prosecuzione di un itinerario di ricerca già discusso in ambito internazionale, riorganizzato in una cornice specificamente musicologica e allineata agli obiettivi del progetto ERC.
E' in questo contesto che emerge la centralità dei percorsi transregionali, nei quali monaci, cantori e copisti non si limitavano a trasportare repertori, ma li adattavano e risignificavano nei diversi ambienti liturgici e culturali. Questo richiede una revisione delle narrazioni tradizionali che presentano il canto liturgico e la sua notazione come fenomeni stabilizzati in un unico centro di autorità, spostando invece l’attenzione verso reti dinamiche di scambio e contatto che attraversano l’Europa latina e testimoniano un dialogo costante tra pratiche locali e modelli emergenti.
In estrema sintesi, Alternative Routes intende proporre, con uno sguardo innovativo, una musica medievale concepita non come archivio statico di forme, ma come teatro di mobilità culturale. L’incontro di gennaio a Cremona apre così una finestra sulle strategie con cui le comunità monastiche e cantoriali hanno elaborato e trasmesso saperi musicali complessi in un periodo cruciale nella costruzione della cultura occidentale, offrendo interpretazioni nuove e metodologicamente articolate sulla nascita e la circolazione delle scritture musicali.

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