π΄ππ ππππ‘π’π ππππ π’πππππππ ππππ π’πππ‘π πππ πππππ ππ’πππ : il diritto come fondamento della teoria musicale nel XIV secolo
Un trattato anonimo del Trecento, trasmesso parzialmente da Edmond de Coussemaker nei suoi Scriptores de musica medii aevi sotto la sigla Anonymous V e restituito nella sua integritΓ critica da C. Matthew Balensuela, pone la teoria della notazione mensurale medievale in un rapporto sistematico e deliberato con la filosofia scolastica e con il diritto canonico e civile medievale. L'Ars cantus mensurabilis mensurata per modos iuris si distingue dalla produzione trattatistica coeva dell'ars nova non per i contenuti tecnici, largamente dipendenti dal Libellus cantus mensurabilis attribuito a Johannes de Muris, ma per il metodo argomentativo adottato, che impiega massime giuridiche, allusioni alla lex regia e alla controversia di Becket, e questioni filosofiche come la potentia Dei absoluta per fondare e dimostrare le regole del cantus mensuralis. Il trattato testimonia la permeabilitΓ degli spazi intellettuali del XIV secolo e la funzione epistemica che la musica poteva assumere all'interno del discorso universitario scolastico.
L'edizione critica completa, corredata di traduzione inglese a fronte, annotazioni alle allusioni giuridiche e scolastiche e versioni corrette dei circa cento esempi musicali, Γ¨ stata curata da C. Matthew Balensuela per la collana Greek and Latin Music Theory dell'University of Nebraska Press nel 1994. Essa restituisce al testo la sua fisionomia integrale e apre una prospettiva interpretativa rimasta sostanzialmente inesplorata dalla precedente letteratura musicologica.
L'Ars cantus mensurabilis mensurata per modos iuris si distingue dai trattati coevi dell'ars nova per la sistematica applicazione della filosofia scolastica e per le allusioni al diritto medievale, impiegando la musica come oggetto di indagine per affrontare questioni che occupavano i filosofi scolastici in altri campi, tra cui il minimum naturale di una sostanza e la potentia Dei absoluta. Questa impostazione attraversa l'intero impianto dimostrativo del trattato come una scelta metodologica coerente e consapevole.
La questione del minimum naturale, che nella tradizione aristotelica riguardava il limite minimo al di sotto del quale una sostanza non puΓ² piΓΉ sussistere come tale, viene qui trasportata nell'ambito della teoria ritmica per stabilire quale sia il valore di durata minima ammissibile all'interno del sistema mensural, ossia per determinare se e in quale misura la divisione della semibreve possa ulteriormente procedere verso la minima e la semiminima.
La potentia Dei absoluta, categoria teologica elaborata in ambiente francescano nel quadro della discussione sulle potenze divine e sulla loro distinzione dalla potentia ordinata, serve invece ad interrogare i limiti convenzionali del sistema notazionale, chiedendo se le regole della mensura abbiano una necessitΓ intrinseca oppure siano convenzioni suscettibili di essere superate.
Il contesto intellettuale in cui il trattato si inserisce Γ¨ quello del Trecento universitario parigino, nel quale la musica aveva acquisito, attraverso la riflessione di Johannes de Muris e di Philippe de Vitry, uno statuto epistemico piΓΉ ampio rispetto alla tradizione del quadrivium medievale. De Muris, matematico, astronomo e teorico musicale attivo tra la fine del XIII secolo e il 1344, aveva nel suo Libellus cantus mensurabilis affrontato tra l'altro la questione della diminuzione dei valori di nota, ovvero la possibilitΓ di suddividere ulteriormente le figure mensurali al di sotto dei limiti fissati dalla tradizione franconiana, formulando affermazioni che i teorici del Quattrocento avrebbero continuato a dibattere senza mai sostituire il testo originale, preferendo reinterpretarne i passi piΓΉ aperti piuttosto che proporre un sistema alternativo.
La sua autorità era tale da rendere più conveniente rileggerne le ambiguità che contraddirne l'impianto, e il Libellus rimase così il riferimento normativo della teoria mensurale per oltre un secolo. L'anonimo autore dell'Ars cantus mensurabilis mensurata per modos iuris muove da questo stesso testo, ne riprende la struttura e la materia, ma sostituisce alla descrizione tecnica del sistema mensural una procedura argomentativa fondata sulla dialettica scolastica e sul ragionamento giuridico, con l'obiettivo di dimostrare le regole della mensura anziché soltanto enunciarle.
L'autore cita massime giuridiche e allude a questioni del diritto medievale come la lex regia e la controversia di Becket per giustificare e dimostrare le regole della musica. La lex regia, principio di origine romanistica secondo cui il popolo ha trasmesso al principe tutta la propria potestΓ e il proprio imperium, viene invocata in un contesto in cui si tratta di stabilire da quale autoritΓ derivino le regole dell'ars mensurabilis, ossia se la loro validitΓ discenda da una fonte convenzionale e storica oppure da una necessitΓ razionale immanente al sistema.
La controversia di Becket, ossia il conflitto tra Enrico II d'Inghilterra e il vescovo Thomas Becket intorno alla giurisdizione sui chierici e alla distinzione tra foro ecclesiastico e foro secolare, offre all'autore un modello di ragionamento giuridico attraverso cui affrontare questioni di competenza e di confine all'interno del sistema delle durate musicali, dove i valori di nota si trovano in relazioni gerarchiche che ricordano i rapporti di giurisdizione tra ordinamenti distinti.
Ovviamente, per comprendere la singolaritΓ di questo approccio, occorre collocare il trattato all'interno del panorama teorico del XIV secolo, nel quale la definizione del sistema mensurale rappresentava la questione tecnica per eccellenza. Philippe de Vitry, nel suo trattato Ars nova databile intorno al 1322-1323, aveva codificato un sistema mensurale fondato su quattro livelli gerarchici, riconoscendo cinque valori di nota, e un altro di mensurazione binaria e ternaria articolato su maximodus, modus, tempus e prolatio, con quattro segni di tempus. Questo sistema stabiliva le relazioni tra longa, breve, semibreve e minima attraverso la distinzione fondamentale tra tempus perfectum e tempus imperfectum, e tra prolatio maior e prolatio minor, fondandosi su un'unica pulsazione di base le cui divisioni, ovvero il modus come partizione della longa, il tempus come partizione della breve e la prolatio come partizione della semibreve, potevano essere binarie o ternarie.
La domanda che percorre l'Ars cantus mensurabilis mensurata per modos iuris non riguarda la descrizione di questo sistema, già adeguatamente trattata nel Libellus di de Muris, bensì la sua fondazione, vale a dire in base a quale principio le regole della mensura sono obbligatorie, e con quale metodo si può dimostrare che esse ammettono o escludono determinate applicazioni.
La permeabilitΓ tra discorso giuridico e discorso musicale che caratterizza il trattato affonda le radici nella struttura stessa della vita intellettuale universitaria del Trecento, in cui l'UniversitΓ di Parigi e lo Studio bolognese formavano studiosi capaci di muoversi con disinvoltura tra teologia, filosofia naturale, matematica e diritto, condividendo generi testuali come la quaestio, la distinctio e la summa che attraversavano i confini tra le discipline senza soluzione di continuitΓ .
La musica mensurale del XIV secolo era inoltre un campo in rapida trasformazione, con sistemi notazionali in vistoso stato di transizione e soluzioni teoriche concorrenti proposte in risposta a una prassi compositiva che poneva problemi sempre piΓΉ complessi, rendendo necessario per i teorici ricorrere a strumenti argomentativi capaci di fondare le regole del sistema con una soliditΓ che la sola descrizione tecnica non garantiva.
Tornando alla questione della potentia Dei absoluta possiamo osservare che questa non era confinata al solo trattato anonimo. Dorit Tanay, nel suo Noting Music, Marking Culture. The Intellectual Context of Rhythmic Notation, 1250–1400, ha mostrato come quella categoria teologica tornasse a occupare un ruolo centrale proprio nel dibattito teorico legato all'ars subtilior, dove la crescente complessitΓ ritmica e notazionale del repertorio dei decenni successivi alla morte di Guillaume de Machaut, poneva con urgenza la domanda su quali fossero i limiti del sistema mensurale, e se tali limiti avessero carattere necessario o convenzionale.
Se la collocazione cronologica e culturale dell'Ars cantus mensurabilis mensurata per modos iuris nell'ambiente dell'ars subtilior rimane un'ipotesi che la tradizione manoscritta non consente di risolvere in modo definitivo, il quadro concettuale entro cui il trattato si muove, con la sua attenzione al confine tra ciΓ² che le regole ammettono e ciΓ² che la potenza divina renderebbe in linea di principio possibile, appartiene pienamente alla stessa temperie intellettuale che avrebbe alimentato le sperimentazioni notazionali piΓΉ ardite del tardo Trecento.
La questione della collocazione storica e geografica del trattato ha alimentato un dibattito storiografico che l'edizione di Balensuela non aveva definitivamente chiuso, avendo l'editore lasciato aperta la possibilitΓ di un'origine fiorentina sulla base delle concordanze musicali con il repertorio toscano. Un contributo determinante in questa direzione Γ¨ offerto da Carla Vivarelli nel saggio pubblicato negli atti del quinto convegno internazionale L'Ars Nova Italiana del Trecento, curati da Francesco Zimei per la Libreria Musicale Italiana. Vivarelli contesta l'ipotesi di un'origine fiorentina del trattato, avanzata in precedenza sulla base delle concordanze musicali con il repertorio toscano, e propone una nuova collocazione nell'ambiente della Napoli angioina del tardo Trecento, argomentando che il ricorso sistematico alle metafore giuridiche e ai riferimenti allo ius commune rispecchi la solida tradizione legale dello Studium partenopeo meglio di quanto non faccia qualsiasi altro centro universitario coevo.
All'interno di questa ipotesi, la figura di Nicola da Aversa, compositore e monaco celestino la cui carriera si muove tra la pratica diplomatica e quella artistica, viene indicata come possibile elemento di connessione tra la speculazione teorica del trattato e la corte di re Ladislao. La proposta di Vivarelli delinea Napoli come un nodo fondamentale nella circolazione dell'ars subtilior in Italia, luogo in cui gli scambi tra Avignone e il Mezzogiorno durante il Grande Scisma, avrebbero alimentato una cultura polifonica capace di tenere insieme teoria e prassi compositiva d'avanguardia in una sintesi che la storiografia ha ancora in parte da esplorare.
Una parte sostanziale del trattato fu pubblicata da Coussemaker come Anonymous V nei suoi Scriptores de musica medii aevi, dove venne abbinata a un trattato di contrappunto che inizia con le parole "Cum notum sit". L'edizione della collana Greek and Latin Music Theory dimostra tuttavia, attraverso l'evidenza testuale e manoscritta, che un insieme di tre figure e un'introduzione sono collegati al trattato mensurale, e che il trattato di contrappunto "Cum notum sit" non dovrebbe essere considerato parte dello stesso. La ricostituzione dell'integritΓ testuale dell'opera ha dunque un'importanza non soltanto ecdotica, ma anche interpretativa, poichΓ© soltanto nel testo completo, comprensivo dell'introduzione e delle figure che Coussemaker aveva separato o omesso, Γ¨ possibile cogliere la struttura argomentativa complessiva e la funzione che le allusioni giuridiche e scolastiche svolgono all'interno di un sistema dimostrativo pensato come unitario.
CiΓ² che il trattato rivela, al di lΓ della sua funzione nella storia della notazione mensurale, Γ¨ il modo in cui un teorico del Trecento poteva concepire la musica come territorio in cui le questioni aperte dal pensiero scolastico e dalla riflessione giuridica trovavano un banco di prova inatteso. Resta evidente che la potentia Dei absoluta e il minimum naturale, non si manifestano come ornamenti dotti sovrapposti a una materia tecnica, ma strumenti di un ragionamento che considera le regole della mensura degne della stessa fondazione che si richiedeva a una norma giuridica o a una proposizione filosofica. In questo senso il trattato dice qualcosa di preciso sul posto che la musica occupava nell'orizzonte intellettuale del XIV secolo, non come disciplina ausiliare del quadrivium, ma come campo in cui l'autoritΓ delle regole doveva essere dimostrata con gli stessi strumenti con cui si dimostrava la validitΓ di qualsiasi altro ordinamento del reale.
Che le regole della mensura debbano essere dimostrate come se fossero norme giuridiche, e che le questioni di filosofia naturale sull'essenza delle cose vengano convocate per stabilire il valore minimo di una nota, rivela quanto profondamente la musica del Trecento fosse immersa in un sistema di saperi in cui ogni disciplina rispondeva delle proprie regole davanti alle stesse istanze di ragione. L'Ars cantus mensurabilis mensurata per modos iuris si muove in questo spazio con coerenza e consapevolezza, testimoniando una civiltΓ intellettuale che nel diritto, nella filosofia e nella musica riconosceva tre modalitΓ distinte ma solidali di interrogare l'ordine del reale.
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