Philosophical Hermeneutics and Musical Interpretation: Gadamer, Ricœur e il senso dell'interpretazione musicale. La Call per il convegno internazionale
È aperta fino a domenica 22 marzo 2026 la Call for Papers per il convegno internazionale virtuale "Philosophical Hermeneutics and Musical Interpretation", organizzato dal Centro Studi Opera Omnia Luigi Boccherini e dall'IAM-Institute for Applied Musicology, in programma online dal 19 al 21 giugno 2026. Tra i keynote speakers figurano Michael L. Klein (Temple University, Boyer College of Music and Dance) e Joan Grimalt (Escola Superior de Música de Catalunya). Un'occasione rara, che rimette al centro del dibattito musicologico uno dei nodi più fecondi e irrisolti dell'intera teoria musicale.
C'è una domanda che la musicologia contemporanea non riesce a smettere di porsi, anche quando si trova a confrontarsi con gli strumenti più sofisticati dell'analisi formale o con le acquisizioni più recenti delle scienze cognitive: che cosa significa, davvero, interpretare la musica? La questione non riguarda soltanto i performer che scelgono un'agogica, una dinamica, un'articolazione; coinvolge ogni ascolto, ogni lettura critica, ogni tentativo di tradurre in parole ciò che la musica fa accadere dentro di noi. È attorno a questo nodo che il Centro Studi Opera Omnia Luigi Boccherini e l'IAM-Institute for Applied Musicology hanno costruito il loro convegno internazionale virtuale "Philosophical Hermeneutics and Musical Interpretation", in programma dal 19 al 21 giugno 2026, un evento che ha il merito di riportare al centro del dibattito musicologico una tradizione di pensiero troppo spesso considerata periferica rispetto alle mode disciplinari del momento.
L'ermeneutica filosofica, nella forma in cui è stata elaborata da pensatori come Hans-Georg Gadamer, Paul Ricœur, Jean Grondin e Gianni Vattimo, offre un solido quadro epistemologico per affrontare la ricchezza simbolica del messaggio musicale. Non si tratta di un ritorno regressivo a categorie romantiche di interpretazione, né di un'imposizione di schemi linguistici su un'arte che molti continuano a ritenere autonoma da ogni determinazione verbale. Si tratta, piuttosto, di riconoscere che il problema del significato musicale è inseparabile dal problema della comprensione umana nella sua totalità, e che l'ermeneutica filosofica è forse la tradizione intellettuale che ha saputo articolare con maggiore finezza proprio questa inseparabilità.
Il punto di partenza obbligato è Gadamer, e in particolare quello che rimane il suo lavoro più ambizioso e influente. Pubblicata nel 1960, "Wahrheit und Methode" deploys the concept of "philosophical hermeneutics" as it is worked out in Heidegger's "Being and Time", l'opera argomenta che verità e metodo si trovano in tensione irriducibile l'uno rispetto all'altra. La tesi di fondo, che ha impegnato generazioni di interpreti e critici, è che la comprensione non è mai un atto neutro di ricostruzione di un significato oggettivo preesistente, ma un evento nel quale l'interprete porta con sé tutto il peso della propria situazione storica, linguistica e culturale. Gadamer argomenta che gli esseri umani possiedono una "coscienza storicamente effettuata" ("wirkungsgeschichtliches Bewußtsein") e che l'interpretazione di un testo comporta una fusione di orizzonti ("Horizontverschmelzung") in cui la storia del testo si articola con lo sfondo dell'interprete.
Applicata alla musica, questa idea ha conseguenze di portata straordinaria. Secondo Gadamer, come qualsiasi opera d'arte, un'esecuzione musicale ha il gioco nella sua essenza, un movimento non teleologico "avanti e indietro" che è indipendente dai musicisti, e la comprensione estetica dipende dal riconoscimento dell'autorità dell'opera sull'osservatore. Non si tratta, dunque, di imporre alla musica una lettura arbitraria, ma di lasciarsi coinvolgere in quel processo dialogico che la tradizione ermeneutica ha chiamato il circolo dell'interpretazione: ogni comprensione parziale modifica la comprensione del tutto, e il tutto illumina retroattivamente le parti. L'interpretazione del testo musicale è tra quei casi che non si limitano al dominio del metodo, ma non riducono per questo la necessità dell'applicazione di un senso rigoroso alla riflessione sulle sue possibilità.
Vale la pena sostare un momento su questo punto, perché è qui che si trova uno dei nodi più delicati del dibattito contemporaneo. L'ermeneutica gadameriana è stata accusata di aprire la porta al relativismo interpretativo, di dissolvere ogni criterio di valutazione nell'oceano delle soggettività storicamente determinate. I critici di Gadamer argomentano che la sua ermeneutica preclude l'identificazione di qualsiasi criterio per valutare se una data interpretazione di un testo sia corretta o incorretta. Ma questa critica, per quanto comprensibile, fraintende la struttura della proposta gadameriana. Gadamer sviluppa un'ermeneutica filosofica che rigetta il tentativo di fondare la comprensione su qualsiasi metodo o insieme di regole, ma questo non è un rifiuto dell'importanza delle preoccupazioni metodologiche, bensì un'insistenza sul ruolo limitato del metodo e sulla priorità della comprensione come attività dialogica, pratica e situata. In altre parole, libertà interpretativa e rigore non si escludono, ma si costituiscono reciprocamente all'interno di una pratica concreta e sempre contestualizzata.
Su questo terreno si incontrano, e talvolta si scontrano produttivamente, la tradizione gadameriana e quella di Paul Ricœur, il cui contributo all'ermeneutica musicale rimane ancora largamente da esplorare. Mentre Gadamer privilegia il momento della fusione degli orizzonti e la dimensione ontologica dell'incontro con l'opera, Ricœur introduce una maggiore attenzione alla struttura narrativa del significato, alla mediazione del tempo e alla capacità dei testi, musicali inclusi, di aprire mondi possibili davanti al lettore o all'ascoltatore. Paul Ricœur osserva che, cominciando dall'esperienza dell'arte, la filosofia ermeneutica accentua la dimensione dell'incontro con l'opera come fonte della comprensione del suo significato. La differenza tra i due approcci non è semplicemente tecnica: riflette concezioni diverse del rapporto tra soggetto e tradizione, tra libertà creativa e riconoscimento dell'alterità dell'opera.
È su questo sfondo teorico che la musicologia critica degli ultimi decenni ha prodotto alcune delle sue pagine più stimolanti. Lawrence Kramer, con la trilogia che comprende "Interpreting Music" (2011), "Expression and Truth" (2012) e "The Thought of Music" (2016), ha tentato di fondare una prassi ermeneutica musicale capace di tenere insieme rigore analitico e apertura alla pluralità dei significati. L'interpretazione aperta, nel senso che Kramer intende, mira non a riprodurre i propri presupposti ma a produrre qualcosa da essi, dipende da conoscenze pregresse ma si aspetta che queste vengano trasformate nell'essere usate, e tratta l'oggetto dell'interpretazione più come evento che come struttura. Questa formulazione, che deve molto sia a Gadamer sia alla tradizione degli speech act, è stata però anche oggetto di critiche sostanziali da parte di chi ha ritenuto che il bilanciamento tra libertà soggettiva e fedeltà all'opera rimanesse irrisolto nel progetto krameriano. Una recensione pubblicata su "Music and Letters" ha osservato che Kramer commette l'errore comune di dimenticare che il "Truth and Method" di Gadamer riguarda principalmente l'esegesi legale e storica, non l'interpretazione dei testi estetici, che sono sicuramente una questione diversa.
Il convegno di giugno 2026 si inserisce in questo dibattito con una consapevolezza che va apprezzata: quella che il rapporto tra ermeneutica filosofica e musicologia non è una questione astratta riservata ai teorici, ma ha conseguenze dirette sulla pratica esecutiva, sulla didattica musicale e sulla critica. Interpretare la musica, sia essa storica o contemporanea, è un atto denso di significato esistenziale che invita a una molteplicità di significati, spesso in conflitto tra loro, e l'ermeneutica può essere intesa come un modo di vivere con un atteggiamento di ascolto. Questa formulazione, che compare nel call for papers dell'evento, ha il pregio di non separare artificialmente il momento speculativo da quello della pratica musicale quotidiana.
Tra i temi proposti figura anche il rapporto tra semiotica musicale ed ermeneutica, un campo di tensione particolarmente fertile. Le due discipline condividono l'interesse per il significato, ma partono da premesse radicalmente diverse: la semiotica tende a sistematizzare i meccanismi di produzione e ricezione del senso in strutture formali verificabili, mentre l'ermeneutica insiste sulla irriducibilità dell'evento interpretativo a qualsiasi schema predefinito. Trovare un dialogo produttivo tra questi approcci, senza appiattire le differenze né moltiplicare inutilmente i tecnicismi, è una delle sfide intellettuali più stimolanti che la musicologia contemporanea si trova ad affrontare.
Non meno significativa è la presenza, tra i keynote speakers, di Michael L. Klein, autore di "Music and the Crises of the Modern Subject" e figura di riferimento per la riflessione sull'ermeneutica musicale in area nordamericana, e di Joan Grimalt, docente all'Escola Superior de Música de Catalunya, che porta nel programma una prospettiva attenta alla prassi esecutiva e alla formazione musicale. La combinazione di questi profili suggerisce che il convegno non si limiterà alle altitudini della teoria pura, ma cercherà di mantenere un contatto costante con le questioni concrete che l'ermeneutica pone a chi fa musica ogni giorno, chi insegna, chi ascolta, chi scrive.
Il Centro Studi Opera Omnia Luigi Boccherini è un istituto di ricerca focalizzato sulla musicologia, con una vasta produzione editoriale che include studi, edizioni complete e riviste di storia e critica musicale. Le sue collane presso Brepols, che spaziano dagli "Applied Music Studies" agli "Speculum Musicae", documentano una capacità rara di connettere il rigore filologico con la riflessione teorica più ampia, e il convegno del 2026 si iscrive coerentemente in questa tradizione. La scelta del formato virtuale, d'altra parte, riflette una necessità pratica ma anche una vocazione internazionale che permette di raccogliere contributi da università, conservatori e centri di ricerca dispersi tra Europa, Americhe e oltre.
La domanda che rimane aperta, e che il convegno potrebbe contribuire ad articolare con maggiore precisione, è quella del rapporto tra la libertà interpretativa che l'ermeneutica rivendica e la responsabilità che ogni atto di interpretazione porta con sé. Gadamer esplicita la verità come un evento, non come qualcosa che può essere fondamentalmente affermato rispetto a un insieme di criteri, ma come un evento o un'esperienza nella quale ci troviamo coinvolti e cambiati. Se la verità è un evento, e se ogni esecuzione musicale è un modo di far accadere quell'evento in condizioni storiche sempre diverse, allora l'interprete non è mai semplicemente un trasmettitore passivo di intenzioni originarie, né un creatore arbitrario di significati personali: è qualcosa di più difficile e più affascinante, una voce che partecipa a un dialogo che la precede e che la sopravanza. È precisamente questa condizione che la grande tradizione ermeneutica ci consegna, e che la musicologia contemporanea ha ancora molto da imparare.
Le proposte, corredate di abstract non superiore a 500 parole e di una pagina biografica, vanno inviate all'indirizzo conferences@luigiboccherini.org.
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