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Early Music Day, un millennio in un giorno: al via oggi la giornata internazionale della musica antica tra prassi esecutiva e memoria sonora

Oggi 21 marzo 2026, nella ricorrenza del trecentoquarantesimo compleanno di Johann Sebastian Bach e del primo giorno di primavera, in tutto il mondo si celebra  la quattordicesima edizione dell'Early Music Day, la giornata internazionale della musica antica promossa da REMA, il Réseau Européen de Musique Ancienne. Centinaia di eventi tra concerti, laboratori, masterclasses e trasmissioni online coinvolgono oltre venti paesi, con le flautiste olandesi Lucie Horsch e Sarah Jeffery nominate ambasciatrici dell'edizione 2026. Il programma attraversa oltre un millennio di repertorio, dalla polifonia rinascimentale al Seicento italiano, dal clavicembalo solistico alla performance multidisciplinare, confermando la vitalità di un settore capace di interrogarsi senza sosta sul proprio rapporto con la storia.


Una scelta simbolica quella di oggi 21 marzo che intende unire il rinnovamento della primavera all'eredità di un compositore emblematico nella rappresentazione di un repertorio che abbraccia più di mille anni di storia, dal Medioevo alla fine del Settecento, trasmesso attraverso fonti scritte e tradizione orale. Fondata nel 2013 da REMA, la giornata è diventata un tributo mondiale alla musica storica, capace di riunire concerti, laboratori e performance online proposti da organizzazioni, ensemble e appassionati in ogni parte del globo. In questa tensione tra conservazione e rinnovamento si muove l'intera impresa dell'Early Music Day, giunta nel 2026 alla sua quattordicesima edizione.

La giornata nasce come iniziativa di Peter Pontvik, ex presidente di REMA, ed è coordinata dalla rete europea, che la celebra ogni anno il 21 marzo, compleanno di Bach e primo giorno di primavera. Nel corso degli anni la rete si è espansa fino a comprendere, nella sua edizione più recente, oltre duecento organizzazioni in più di venti paesi, con attività che spaziano dalla performance alla programmazione, dalla formazione superiore alla gestione degli artisti e all'editoria discografica. Questa molteplicità di funzioni riflette una concezione ampia della musica antica: non un genere tra gli altri, né una disciplina accademica riservata a specialisti, ma un campo culturale vivo, capace di produrre istituzioni, mercati, pedagogie e poetiche originali.

La geografia degli eventi del 21 marzo 2026 è vasta e articolata, ad iniziare da Musica Mirabilis con un contributo che si inserisce nell'anno del quarto centenario della nascita di Giovanni Legrenzi (1626-1690), figura centrale della musica italiana ed europea del Seicento. Per l'occasione sarà disponibile in streaming il video del concerto inaugurale del Festival musicale internazionale Musica Mirabilis, eseguito l'8 ottobre 2022 nella Chiesa della Beata Vergine del Paradiso di Clusone, con il sostegno dell'Amministrazione comunale. Il programma era interamente dedicato alle Compiete a cinque voci e basso continuo op. 7 di Legrenzi, pubblicate a Venezia nel 1662 e presentate in quella sede nella loro prima esecuzione contemporanea documentata. L'esecuzione, affidata all'ensemble Nova Ars Cantandi diretto da Giovanni Acciai, ha impiegato esclusivamente voci maschili per le parti acute, in conformità con la prassi esecutiva della musica sacra rinascimentale e barocca.

Lungo lo stivale la giornata si svolge lungo percorsi complementari che rispecchiano di fatto la pluralità del settore. A Vicenza, l'undicesima edizione de "La Primavera di Bach" coinvolge studenti e docenti del Liceo Musicale "Pigafetta" in concerti ospitati nelle Gallerie d'Italia, confermando il ruolo delle istituzioni scolastiche nella trasmissione del repertorio bachiano a un pubblico giovane. A Legnano, il Centro culturale San Magno propone un percorso dedicato alla lettura diretta delle fonti rinascimentali, con particolare attenzione alla notazione mensurale, quel sistema di scrittura ritmica che governava la polifonia del Quattro e Cinquecento e che richiede un apprendimento specialistico per essere decifrato e restituito nella sua articolazione. A Lecce, il Museo Provinciale "Sigismondo Castromediano" accoglie una rievocazione della festa primaverile medievale affidata all'Ensemble Concentus, con strumenti come la citola, la viella, la quinterna e l'arpa gotica, organico che restituisce una dimensione timbrica lontana tanto dalle convenzioni orchestrali moderne quanto dalle semplificazioni divulgative più comuni.

In Germania il momento di punta è ad Amburgo, dove la Laeiszhalle ospita il programma "Lamento" con il tenore Ian Bostridge e l'ensemble Europa Galante diretto da Fabio Biondi al violino, in un programma dedicato al primo Seicento italiano con musiche di Monteverdi, Dario Castello, Sigismondo D'India, Carlo Farina e Girolamo Frescobaldi. Il titolo condensa in una parola sola uno dei cardini espressivi del barocco nascente. Il lamento non è soltanto un genere, ma una modalità del discorso musicale: la figurazione del dolore, codificata nel basso ostinato cromatico discendente, nelle dissonanze irrisolte, negli scarti melodici che mettono in crisi l'equilibrio modale, è uno dei luoghi in cui il primo Seicento italiano ha elaborato il passaggio dalla polifonia rinascimentale alla nuova soggettività della monodia.

L'inserimento di questo repertorio in un programma incentrato sull'affetto barocco restituisce alla musica del primo Seicento la sua pluralità di voci, sottraendola alla riduzione a un solo nome dominante andando a costruire il suo percorso attorno a una costellazione di figure del primo Seicento italiano che non si esaurisce nei soli nomi di riferimento canonico. Accanto a Monteverdi e Frescobaldi compare infatti Sigismondo D'India, compositore nato a Palermo intorno al 1582 e per lungo tempo rimasto ai margini della storiografia musicale, oscurato dalla monumentalità del contemporaneo mantovano. Eppure le sue monodie e i suoi lamenti condividono con la produzione monteverdiana dello stesso periodo una medesima tensione espressiva, fondata su cromatismi elaborati, dissonanze risolte in maniera insolita e un senso drammatico così accentuato da avvicinare alcune delle sue pagine più estese alla scena d'opera, pur senza mai approdare pienamente a quel genere. La scelta di Ian Bostridge come voce solista aggiunge un ulteriore livello di interesse: cantante di formazione liederistica e autore di un fondamentale saggio su Winterreise di Schubert, Bostridge porta alla musica barocca una sensibilità formata su un repertorio radicalmente diverso, e proprio per questo vi porta qualcosa di inaspettato. Biondi ed Europa Galante, che costituiscono da oltre trent'anni uno dei riferimenti italiani per l'esecuzione del repertorio barocco su strumenti originali, offrono a questa lettura una base di esperienza e di stile che si confronta idealmente con la diversità del solista.

La liuteria storica in questo contesto occupa uno spazio di primo piano, toccando una questione autenticamente epistemologica. Scegliere una viella medievale o un clavicembalo ricostruito secondo prassi documentate implica affermazioni precise sulla natura del suono, sull'intenzione compositiva, sulle condizioni acustiche originali, e mette in discussione la convinzione, profondamente radicata nella cultura concertistica moderna, che lo strumento contemporaneo rappresenti la forma definitiva e neutrale di qualsiasi tradizione esecutiva. Ogni evento dell'Early Music Day porta con sé, anche quando non lo dichiara esplicitamente, questa dimensione critica. 

La Scandinavia offre quest'anno alcune delle iniziative più interessanti per la loro impostazione. In Svezia, la Cattedrale di Visby ospita un concerto seguito da una jam session e da uno open stage di musica antica, restituendo alla musica un carattere partecipativo che contrasta con il modello del concerto-spettacolo. In Finlandia, a Sastamala, l'Ensemble Irini mette in relazione la polifonia di Orlando di Lasso con il canto bizantino, aprendo un dialogo tra due tradizioni che condividono radici liturgiche comuni pur essendosi sviluppate in direzioni radicalmente diverse. In Austria, il Dipartimento di Musica Antica del Conservatorio di Vienna presenta composizioni rare, tra cui brani solistici per salterio del Settecento italiano e la cantata francese "Héraclite et Démocrite" di Stuck, nel quadro di un programma che prelude al simposio viennese del 2026.

In Spagna, a Barakaldo, il programma "El Jardín de las Delicias" abbina musica rinascimentale e barocca con teatro e danza contemporanea in una narrazione scenica dedicata alla figura di Filippo II. Questo tipo di proposta, che ibridizza la musica storica con linguaggi performativi moderni, è diventato sempre più frequente nel panorama dell'Early Music e solleva domande legittime sulla tenuta filologica dell'insieme. Sollevare queste domande, e cercare risposte praticabili, è esattamente ciò che un campo culturale vivo deve fare.

Per l'edizione 2026, REMA rafforza ulteriormente questo impulso con una strategia ambiziosa rivolta a nuovi pubblici, che include la registrazione e la trasmissione online di una tavola rotonda e premi per circa dieci progetti selezionati da una giuria di specialisti in tre categorie. La digitalizzazione dei contenuti, il potenziamento delle trasmissioni in streaming, la costruzione di reti tra istituzioni di paesi diversi sono tutti segnali che il settore ha superato la fase della resistenza al cambiamento e si trova ormai nella più impegnativa fase della gestione consapevole della trasformazione.

Al centro di tutto rimane la questione fondamentale che l'Early Music Day pone ogni anno con la sua stessa esistenza: che cosa significa, oggi, eseguire musica scritta secoli fa. La risposta non è unica, e non deve esserlo. I membri di REMA si confrontano con oltre mille anni di patrimonio musicale proveniente da tutte le regioni d'Europa, prendendo decisioni artistiche e creative che restano rilevanti per il mondo contemporaneo. In questa molteplicità di approcci, che va dalla ricostruzione più scrupolosamente documentata alla contaminazione più libera, risiede la forza di un campo che non ha smesso di interrogarsi. 

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