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Mencía. Duchessa di Calabria: Cantoría, un ritratto musicale tra Valencia, Napoli e Fiandre

Sabato 21 marzo 2026 la Chiesa di Santa Caterina da Siena a Napoli ospita un concerto della Giornata Europea della Musica Antica, realizzato in collaborazione con l’Instituto Cervantes e con la curatela artistica della Fondazione Pietà de’ Turchini. L’Ensemble Cantoría dedica la serata a Mencía de Mendoza, duchessa di Calabria e figura centrale del primo Rinascimento iberico, restituendo un ambiente cortigiano in cui si incontrano tradizioni musicali di Valencia, Napoli e delle Fiandre, e in cui la musica fungeva da strumento di mecenatismo e rappresentazione culturale.


Il concerto conclude un percorso già avviato con omaggi ad Anna Carafa e a Giulia De Caro, completando un disegno che pone al centro il ruolo delle donne nella costruzione delle culture musicali di corte. Il progetto presentato a Napoli si fonda su un programma costruito con consapevolezza filologica, pur senza rigidità cronologica. La scelta di Mencía de Mendoza orienta lo sguardo verso una dimensione europea della committenza aristocratica, in cui il prestigio si misura anche attraverso la capacità di accogliere e rielaborare modelli culturali differenti. I brani sono disposti secondo una logica evocativa che restituisce un possibile orizzonte sonoro della corte valenciana legata a Ferdinando d'Aragona, contesto nel quale la presenza di Mencía favorì un’apertura significativa verso repertori e pratiche musicali europee.

Tra le formazioni oggi più accreditate nel repertorio iberico rinascimentale, Cantoría articola il proprio percorso attraverso generi diversi, dalle ensaladas ai villancicos fino alle recercadas, con musiche di Mateo Flecha il Vecchio, tratte anche dal Cancionero de Uppsala, e di Diego Ortiz e Bartomeu Cárceres. Ne emerge un quadro che restituisce la varietà linguistica e stilistica di un Rinascimento aperto e dinamico.

Figura di primo piano nel panorama aristocratico del primo Cinquecento, Mencía de Mendoza rappresenta un modello esemplare di mecenatismo umanistico al femminile. Nata a Breda nel 1508 e formatasi in un ambiente aperto alle influenze fiamminghe, fu protagonista di una traiettoria biografica che la condusse a Valencia, dove esercitò un ruolo determinante nella vita culturale della corte. Il matrimonio con Ferdinando d'Aragona le conferì il titolo di duchessa di Calabria, consolidando la sua posizione in un contesto politicamente e simbolicamente rilevante, segnato dall’eredità del regno aragonese di Napoli. 

Le fonti storiche, tra cui inventari librari e documenti d’archivio studiati dalla storiografia internazionale, attestano un’intensa attività di committenza che coinvolse letterati, musicisti e artisti visivi. La sua biblioteca, tra le più ricche del tempo in area iberica, riflette un orientamento culturale aggiornato, attento alla produzione umanistica europea. In questo quadro, la musica assume un ruolo strutturale, parte integrante di una più ampia strategia di rappresentazione sociale e di costruzione del prestigio cortigiano.

Il programma si apre con alcune delle pagine più note del repertorio trasmesso dal Cancionero de Uppsala, pubblicato a Venezia nel 1556 e oggi considerato una fonte primaria per lo studio del villancico rinascimentale. Brani come Riu riu chiu e Verbum caro factum est mostrano una scrittura che unisce chiarezza melodica e controllo polifonico, secondo un modello riconosciuto come fondamentale nella diffusione di repertori devozionali accessibili ma stilisticamente raffinati.

A questo primo nucleo si affiancano le ensaladas di Mateo Flecha il Vecchio, tra cui La Bomba e La Justa, composizioni di natura composita che alternano registri e lingue, con improvvisi cambi metrici e ritmici. La ricerca internazionale ha più volte evidenziato il carattere sperimentale di queste opere, interpretate come dispositivi musicali complessi, capaci di riflettere la pluralità culturale delle corti iberiche e di anticipare modalità rappresentative di epoche successive.

Il versante strumentale è affidato alle recercadas di Diego Ortiz, tratte dal Trattado de glosas del 1553. La Recercada sopra La Folía costituisce un esempio significativo della pratica dell’ornamentazione su schema armonico ostinato. Diversi studi hanno chiarito come queste composizioni vadano comprese come modelli di elaborazione improvvisativa, fondamentali per ricostruire le tecniche esecutive del tempo.

Accanto a questi autori, la presenza di Bartomeu Cárceres consente di ampliare lo sguardo verso la produzione valenciana meno frequentata. Le sue opere, conservate in fonti manoscritte, testimoniano un contesto locale vivace, capace di dialogare con le principali correnti musicali europee.

Nel loro insieme, i brani restituiscono un quadro coerente fondato sulla mobilità culturale. La documentazione storica e musicologica attesta con chiarezza l’esistenza di una rete di scambi che coinvolge musicisti, repertori e modelli stilistici tra le principali corti europee del tempo. La corte di Valencia, sotto l’influenza di Mencía de Mendoza, emerge così come spazio di convergenza tra tradizioni iberiche, apporti fiamminghi e relazioni con l’Italia meridionale. 

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