La musica sacra nell’età del Guercino, vespri centesi del tardo Cinquecento: Scattolin restituisce gli Hymni di Guarinoni
Nell’ambito della rassegna “Buon Compleanno Guercino”, il Coro Euridice e l’Ensemble di Strumenti Antichi “Circe”, entrambi diretti da Pierpaolo Scattolin, presentano il concerto “La musica sacra nell’età del Guercino: Guarinoni e Coma a Cento”. Il programma si articola in due sezioni complementari. La prima delinea il contesto culturale e musicale in cui operò Guercino, mentre la seconda è dedicata agli Hymni composti da Paride Guarinoni nel 1587. Conservato presso l’archivio storico della Collegiata di San Biagio, il corpus degli inni vespertini per le solennità dell’anno liturgico viene proposto nella trascrizione moderna curata dallo stesso Scattolin, che ne illustrerà in concerto i criteri e le scelte filologiche adottate. Appuntamento il prossimo 7 febbraio alle ore 21 presso la Chiesa di San Lorenzo.
Nel contesto della rassegna "Buon Compleanno Guercino", promossa dal Comune di Cento e dalla Civica Pinacoteca, la Chiesa di San Lorenzo ospiterà un evento di rara pregnanza filologica. Il Coro Euridice e l'Ensemble di Strumenti Antichi "Circe", sotto la direzione di Pierpaolo Scattolin, proporranno un programma dedicato alla musica sacra del tardo Cinquecento centese. "La musica sacra nell'età del Guercino: Guarinoni e Coma a Cento" si configura come un'operazione di recupero che unisce rigore ecdotico e sensibilità storica, restituendo al pubblico non soltanto un corpus di composizioni inedite, ma l'intero tessuto sonoro e devozionale della città in cui si formò la sensibilità artistica del pittore, uno dei grandi maestri di scuola emiliana e tra i più attivi autori nella Roma barocca.
Al centro della serata gli Hymni di Paride Guarinoni, composti nel 1587 per la neonata Cappella Musicale di San Biagio e ora restituiti all'ascolto grazie al lavoro di trascrizione condotto dallo stesso Scattolin, che introdurrà l'edizione moderna illustrando i criteri filologici adottati. Il corpus, conservato nell'archivio storico della Collegiata e destinato ai Vespri delle solennità liturgiche, sarà preceduto da composizioni di Palestrina, Tromboncino e Coma, offrendo così un affresco musicale articolato dell'epoca in cui si formò la sensibilità artistica del pittore centese.
È doveroso premettere che questo concerto si configura come un'occasione rara per apprezzare un lavoro il cui prestigio risiede anzitutto nella statura intellettuale e musicologica di Pierpaolo Scattolin, che ho avuto modo di conoscere presso il Conservatorio di Cesena e Rimini "Maderna-Lettimi" in occasione di una conferenza nell'ambito del Progetto Palestrina. La sua attività, maturata in ambito accademico e artistico, si distingue per una costante attenzione al rapporto tra fonte, prassi esecutiva e restituzione sonora, secondo un metodo che privilegia la conoscenza storica come fondamento dell’interpretazione. In questa prospettiva si colloca anche questo progetto sugli Hymni di Guarinoni, frutto di una competenza che si è potuta misurare in altri contesti di studio e divulgazione, con il grande repertorio della polifonia sacra cinquecentesca e barocca.
La trascrizione degli Hymni, condotta direttamente sulle fonti manoscritte conservate nell’archivio della Collegiata di San Biagio, si configura come un’operazione di recupero critico della memoria sonora del territorio, fondata imprescindibilmente su criteri filologici rispettosi della notazione originale e delle pratiche esecutive storicamente documentate. Al contempo, il progetto si inserisce con coerenza nel percorso culturale che affianca la musica alla figura del Guercino, non attraverso corrispondenze illustrative o analogie forzate, ma per una comune appartenenza a un preciso contesto storico e artistico.
Come nella pittura del maestro centese, anche la musica qui proposta si muove tra continuità e rinnovamento, tra rigore formale e tensione espressiva, restituendo l’immagine di una città e di un’epoca in cui le arti concorrevano, ciascuna con il proprio linguaggio, alla costruzione di un orizzonte simbolico condiviso. La presentazione dell’edizione moderna diventa così parte integrante dell’esperienza d’ascolto, offrendo al pubblico strumenti di comprensione e inserendo l’esecuzione in un percorso di conoscenza consapevole.
Guercino nacque a Cento nel 1591, pochi anni dopo la composizione degli Hymni di Guarinoni, e crebbe in un ambiente in cui la devozione religiosa si esprimeva attraverso forme artistiche molteplici e complementari. La formazione visiva del pittore fu influenzata non solo dai modelli emiliani, ma anche da una sensibilità estetica locale che valorizzava la dimensione sensoriale dell'esperienza devozionale, sia essa visiva, sonora o rituale.
La musica sacra del tardo Cinquecento, con la sua capacità di articolare il testo liturgico attraverso il contrappunto imitativo e di tradurre in suono la struttura poetica degli inni, condivide con la pittura di quegli anni un medesimo intento: rendere intelligibile e affettivamente coinvolgente il messaggio religioso, senza rinunciare alla complessità formale e alla bellezza sensibile. Non è dunque casuale che la committenza artistica centese, pur operando in una città di dimensioni contenute, abbia sostenuto sia la fondazione di una cappella musicale sia la formazione di artisti destinati a lasciare un segno nella storia dell'arte europea.
Volevo ricordare che la musica sacra dell'area padana, grazie ad un'indagine archivistica, ha portato alla luce un patrimonio vastissimo di composizioni che, pur non avendo goduto di diffusione editoriale o di fama internazionale, testimoniano una pratica musicale radicata e tecnicamente matura. Queste scoperte contribuiscono a modificare la percezione di un Rinascimento musicale troppo spesso ridotto ai grandi centri quali Roma, Venezia e Napoli, restituendo invece l'immagine di una cultura policentrica, in cui ogni città sviluppava una propria tradizione compositiva e liturgica.
In tal senso, la scelta di affiancare agli Hymni di Guarinoni musiche di Giovanni Pierluigi da Palestrina e di Bartolomeo Tromboncino, insieme alle composizioni attribuite a Coma, risponde a un disegno culturale preciso, volto a collocare la produzione centese entro un orizzonte più ampio, nel quale la tradizione polifonica romana, le persistenze del linguaggio rinascimentale padano e le prime istanze di semplificazione testuale post-tridentina, convivono senza fratture evidenti. Il repertorio della prima parte del concerto funziona così come una cornice storica e stilistica, capace di restituire il clima musicale nel quale si forma e opera una cappella locale come quella di San Biagio, non periferica ma pienamente partecipe delle dinamiche artistiche dell’Italia centro-settentrionale.
Destinati ai vespri delle solennità dell’intero anno liturgico, gli inni riflettono una concezione della scrittura sacra attenta alla funzione rituale e alla comprensibilità del testo, in linea con le indicazioni maturate nel secondo Cinquecento, senza rinunciare a una solida elaborazione contrappuntistica. La struttura strofica degli inni, trattata con variazioni misurate e con un controllo rigoroso delle imitazioni, rivela una scrittura equilibrata, nella quale la chiarezza della declamazione si accompagna a una tessitura vocale pensata per un organico stabile e ben definito. In questo senso, il corpus offre una testimonianza concreta del livello tecnico e culturale raggiunto dalla cappella musicale centese negli anni immediatamente precedenti la nascita del linguaggio barocco.
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