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Oltre l'esistente. Musicologia, opere perdute e testimonianze frammentarie. L'Università di Pavia lancia la Call

Il Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali dell'Università di Pavia lancia una Call per il convegno “Oltre l’esistente. Musicologia, opere perdute e testimonianze frammentarie” che si terrà a Cremona, presso Palazzo Raimondi, dal 15 al 17 giugno 2026. La conferenza invita contributi che analizzino la problematica del “perduto” nelle tradizioni musicali, dal punto di vista filologico, storiografico, teorico e metodologico. La scadenza per le proposte è il 15 febbraio 2026.


La dimensione del perduto nella cultura musicale non riguarda solo la catalogazione o la scoperta di fonti, ma coinvolge la lettura critica delle opere e dei contesti in cui sono state prodotte. Opere scomparse, manoscritti mutili, materiali dispersi e testimonianze indirette offrono un terreno su cui ripensare il ruolo delle fonti nella costruzione della narrazione musicologica. Comprendere la mancanza significa indagare come essa condizioni la ricostruzione storica, i percorsi di trasmissione testuale e pratica e, più in generale, la percezione stessa dell’autore e della sua produzione.

In ogni tradizione artistica ciò che è giunto fino a noi costituisce solo una frazione di una produzione più ampia, segnata da dispersioni, mutilazioni e silenzi documentari. Opere scomparse, frammenti isolati, materiali privi di attribuzione e autori rimasti anonimi delineano un campo di indagine che orienta la comprensione delle opere, dei processi creativi e delle modalità di trasmissione. 

Negli anni Cinquanta Henry Bardon, con La littérature latine inconnue, aveva già posto le basi per una riflessione sistematica su una produzione attestata ma in gran parte perduta, mostrando come l’assenza potesse essere letta criticamente attraverso testimonianze indirette. Più recentemente Claudio Vela, in Dall’esistente all’esistito. Per una filologia dei perduti, ha proposto una categorizzazione del perduto, dal certo al presunto, offrendo strumenti metodologici utili anche in ambito musicologico. In questa prospettiva l’assenza non è un limite conoscitivo, ma un fattore attivo che condiziona memoria, canonizzazione e scrittura della storia della musica.

Il convegno di Cremona accoglie contributi che affrontino il tema attraverso lo studio delle tradizioni manoscritte e a stampa, delle trasmissioni orali, dei meccanismi di censura e oblio, delle pratiche di archeologia del testo e di recupero archivistico, della tradizione indiretta come strumento di ricostruzione, delle digital humanities applicate ai fondi dispersi e delle implicazioni teoriche e storiografiche dell’esistito come categoria critica.

La questione del frammento e dell’assenza nella ricerca storica ha conosciuto negli ultimi anni un crescente sviluppo, con studi volti a sistematizzare approcci filologici e metodologici. La raccolta Disiecta Membra Musicae. Studies in Musical Fragmentology, curata da Giovanni Varelli, propone un aggiornamento sullo studio dei frammenti musicali medievali in Europa, analizzando repertori, trasmissione e contesto culturale delle fonti lacunose. L’analisi dimostra come materiali incompleti possano condurre a riformulazioni delle storie consolidate e come le risorse digitali stiano diventando strumenti centrali per il recupero e l’interpretazione.

Casi esemplari di perdita di materiale si trovano nella produzione di Claudio Monteverdi. Sette opere teatrali attribuite al compositore tra il 1604 e il 1643 sono pervenute solo parzialmente o non pervenute, con la sopravvivenza di frammenti come il celebre lamento di L’Arianna. La mancanza di queste musiche influenza la ricostruzione dello sviluppo dell’opera barocca, impedendo una narrazione continua dell’evoluzione stilistica e drammaturgica dell’autore.

Ricerche interdisciplinari affrontano anche le sfide della conservazione e dell’analisi tecnica delle fonti. Il progetto Musica Restituta, finanziato dall’Unione Europea, ricostruisce melodie nascoste nei palinsesti medievali mediante tecnologie digitali avanzate, restituendo materiali altrimenti invisibili all’indagine storica. Queste metodologie combinano imaging digitale e competenze filologiche, restituendo contesti sonori altrimenti perduti.

Nella musicologia contemporanea, l’assenza di fonti non è più vista come limite negativo, ma come stimolo alla formulazione di nuove domande e strumenti critici. Lo studio di frammenti e testimonianze indirette richiede un dialogo tra discipline, un uso sofisticato di risorse digitali e una riflessione teorica sulle modalità di definizione e interpretazione dei testi musicali. In questo quadro, il convegno di Cremona si configura come un luogo essenziale di confronto sul ruolo che il non più esistente ha nella costruzione della storia della musica.

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