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Virtuose di musica nell'Italia del Seicento: al via la conferenza internazionale dedicata alle protagoniste della musica italiana del XVII secolo, tra ricerca storica, fonti documentarie e nuove prospettive di ricerca

Dal silenzio degli archivi alla scena europea, il convegno fiorentino riscrive la storia delle virtuose del Seicento. Tre giorni di studi, oltre venti relatori internazionali, un progetto di ricerca che ha setacciato gli archivi di Roma, Firenze, Bologna, Modena e Ferrara per restituire dignità professionale a cantanti e strumentiste troppo a lungo confinate ai margini della storiografia musicale. Dal 4 al 6 marzo 2026 il convegno presenterà i risultati del progetto VidiMus, primo studio sistematico nazionale dedicato alle musiciste attive nella penisola durante il XVII secolo.


Non più figure eccezionali o episodiche, ma protagoniste di carriere complesse, negoziate attraverso reti di protezione, contratti, mobilità transnazionale. Questa la prospettiva che emerge dai contributi selezionati per il convegno Virtuose di musica nell'Italia del Seicento, che spaziano dalla biografia alla ricostruzione del repertorio, dall'iconografia alla satira letteraria, dalle monache musiciste alle dive dell'opera veneziana. Il workshop di Firenze in programma il 4 e 5 marzo presso l'Aula Magna del Rettorato, piazza San Marco, plesso di via Laura 48, ambisce di fatto a ripensare le categorie stesse della professionalità musicale del tempo, restituendo voce a un patrimonio di storie e musiche rimasto per troppo tempo nell'ombra.

Il progetto VidiMus è un’iniziativa di ricerca innovativa che mira a ricostruire la storia e le carriere delle virtuose di musica nell'Italia del Seicento. Attraverso un archivio digitale ad accesso aperto, la piattaforma cataloga fonti inedite per far luce sulle vite di cantanti e strumentiste operanti in centri nevralgici come Roma, Firenze e l'Emilia. L’indagine non si limita agli aspetti artistici, ma esplora i meccanismi di formazione, le reti di protezione aristocratica e i contesti professionali dell'epoca. Casi studio illustrano concretamente le sfide e i successi di queste pioniere della musica barocca. L'obiettivo finale è restituire una visione sistematica e un'identità precisa a figure femminili spesso dimenticate dalla storiografia tradizionale.

Quando nel corso degli ultimi decenni la ricerca musicologica ha cominciato a interrogarsi sistematicamente sulla presenza femminile nella vita musicale dell'età moderna, si è trovata di fronte a una duplice sfida: da un lato la scarsità e la dispersione delle fonti, spesso relegate ai margini degli archivi di corte o sepolte nelle carte notarili; dall'altro la necessità di superare una tradizione storiografica che aveva guardato alle musiciste del Seicento come a figure eccezionali, episodiche, prive di una collocazione organica all'interno del sistema culturale e professionale del tempo. Il progetto VidiMus (PRIN 2020), primo studio di respiro nazionale dedicato interamente alle "virtuose di musica" attive in Italia durante il XVII secolo, si propone di ribaltare questa prospettiva, restituendo alle cantanti e strumentiste dell'epoca una dignità non soltanto anagrafica, ma propriamente professionale e artistica.

L'approccio seguito dal gruppo di ricerca coordinato da Chiara Pelliccia, Teresa M. Gialdroni e Antonella D'Ovidio si distingue per il rigore metodologico e per l'impiego di strumenti digitali innovativi. Come emerso dalle più recenti acquisizioni della musicologia di genere - basti pensare agli studi di Laurie Stras sulle cortigiane musiciste o alle ricerche di Beth Glixon sulla scena operistica veneziana, ampiamente documentate in riviste come Early Music e Journal of Musicology - non si tratta più di aggiungere nomi femminili a una narrazione già consolidata, ma di ripensare le categorie stesse attraverso cui leggiamo la professionalità musicale del Seicento. 

VidiMus traduce questa consapevolezza in una infrastruttura che unisce lo spoglio sistematico degli archivi di Roma, Firenze, Bologna, Modena e Ferrara a una piattaforma digitale open access capace di visualizzare le reti di relazioni sociali, familiari e professionali che legavano le virtuose ai mecenati, ai compositori, agli impresari teatrali. La scelta di questi centri risponde a una precisa ragione storica: tra la fine del Cinquecento e la metà del Seicento essi rappresentarono, come dimostrato da Tim Carter e Richard Wistreich, i nodi principali di una rete europea di scambio musicale in cui le donne non furono semplici esecutrici, ma protagoniste di carriere complesse, negoziate attraverso protezioni, contratti e continui spostamenti geografici.

Figure come Maria Landini, attiva tra Roma, Hannover e Vienna, o Angiola Soci, arpista fiorentina formata a Roma presso Francesca Campana, testimoniano una mobilità professionale che smentisce l'immagine tradizionale della musicista confinata entro i limiti di una singola corte. Allo stesso modo, il caso di Angela Pontini, studiato attraverso fonti romane inedite, rivela le strategie di resistenza e negoziazione messe in atto dalle virtuose per preservare la propria autonomia artistica ed economica in ambienti dominati da logiche patriarcali e clientelari.

Il convegno internazionale presenta i risultati di tre anni di indagini in una forma che ambisce a essere, insieme, bilancio critico e rilancio metodologico. La call for paper lanciata dal progetto ha raccolto un numero significativo di proposte provenienti da studiosi internazionali, segno di un interesse crescente per un ambito di ricerca che, ancora all'inizio del XXI secolo, appariva marginale rispetto ai grandi filoni della storiografia musicale italiana. I contributi selezionati coprono un arco geografico e tematico estremamente ampio, dall'analisi delle carriere individuali alla ricostruzione del repertorio, dalla dimensione iconografica alla satira letteraria, dalla vita conventuale alla mobilità transnazionale.

L'apertura dei lavori vedrà Beth Glixon, autrice di fondamentali studi sulla vita teatrale veneziana pubblicati su Early Music History e Music & Letters, affrontare il tema della condizione professionale delle cantanti nella Serenissima, città in cui il teatro d'opera pubblico, sin dalla metà del Seicento, offrì alle virtuose opportunità senza precedenti. Accanto a questa prospettiva d'insieme si collocheranno interventi dedicati a figure specifiche: Andrea Garavaglia presenterà nuove ricerche su Maria Felice Vannozzi, cantante attiva tra Firenze e Roma; Anne Marie Dragosits ricostruirà le carriere delle sorelle Anna Maria e Clarice Vittoria Kapsperger, legate alla famiglia del celebre liutista e compositore tedesco trapiantato a Roma; Marisa De Silva e Marylin Winkle discuteranno la figura di Camilla de' Rossi, mentre Giulia Giovani analizzerà le corrispondenze di Giacomo Antonio Perti relative alle "spiritose e belle voci" bolognesi, un corpus documentario di grande rilevanza per comprendere i criteri estetici e le dinamiche di selezione delle interpreti nell'ambiente emiliano.

La seconda sessione, dedicata alla geografia sociale della musica femminile, vedrà Robert Kendrick - noto per i suoi lavori sulle monache musiciste milanesi - tracciare un quadro generale delle donne in musica nel Seicento italiano, mentre Laurie Stras - professore emerito di musica all'Università di Southampton e professore di ricerca di musica all'Università di Huddersfield nel Regno Unito - che ha dedicato gran parte della sua carriera allo studio delle cortigiane e delle virtuose del Cinquecento, si concentrerà sul caso di Cremona, città la cui tradizione liutaria e strumentale offrì alle musiciste spazi di affermazione professionale ancora poco indagati. 

Vale la pena ricordare, in questo contesto, che Laurie Stras ha recentemente gettato nuova luce sulla figura di Maddalena Casulana, virtuosa incomprensibilmente assente dal programma del convegno fiorentino. Il ritrovamento del libro parziale per contralto del Primo libro di madrigali a cinque voci del 1583, da tempo considerato perduto, ha permesso di approfondire il profilo di quella che fu la prima compositrice a firmare con il proprio nome le sue opere. 

Come ebbi modo di osservare in un precedente contributo, la vicenda di Maddalena si colloca in un momento di radicale trasformazione dei valori e delle mentalità, un tornante storico cruciale per l'affermazione delle figure femminili nell'ambiente musicale italiano. Contrariamente a una vulgata storiografica ancora diffusa, la presenza di compositrici non solo fu costante nel tempo, ma anche rilevante tanto sul piano qualitativo quanto su quello quantitativo, rendendo tanto più significativa - e necessaria - una riflessione sistematica sul loro ruolo nella cultura musicale del Cinquecento e del Seicento.

Ilaria Grippaudo esaminerà invece la realtà palermitana, soffermandosi sulle monache musiciste e sul ruolo che la pratica musicale ebbe nei monasteri femminili siciliani, un tema affrontato da Craig A. Monson, autore di Nuns Behaving Badly: Tales of Music, Magic, Art, and Arson in the Convents of Italy, attraverso l'analisi del rapporto madre-figlia come luogo di negoziazione dei ruoli musicali tra convento e mondo.

Le sessioni del 5 marzo approfondiranno il nesso tra carriera, mobilità e repertorio. Antonella D'Ovidio presenterà uno studio su Settimia Caccini, una delle figlie, oltre alla celeberrima Francesca, di Giulio e figura dal temperamento "baldanzoso", come emerge dai documenti fiorentini e romani. Chiara Pelliccia affronterà il fenomeno, ricorrente e ancora poco studiato, delle sorelle cantanti e strumentiste, un dato che suggerisce l'esistenza di strategie familiari di trasmissione del sapere musicale. Nicola Badolato, Davide Mingozzi, Amy Brosius e Valeria De Lucca discuteranno le traiettorie professionali delle virtuose tra Venezia, Roma e il nord Italia, mettendo in luce le modalità di negoziazione contrattuale, le reti di protezione, le strategie di mobilità sociale. 

Come dimostrato da studi recenti, la carriera di una virtuosa non era determinata soltanto dal talento vocale o strumentale, ma dalla capacità di costruire alleanze, di spostarsi tra corti e teatri, di adattare il proprio repertorio alle richieste dei committenti. La composizione era riservata a personalità di eccezionale stato nobiliare che patrocinavano il meglio della musica del loro tempo. Altre venivano "lanciate" da padri, mariti e fratelli più famosi, come Francesca Caccini, Tarquinia Molza, Elisabeth de la Guerre. Lo statuto di "compositore" viene acquisito solo nel XIX sec. da quelle donne che riuscivano a garantirsi un'indipendenza economica attraverso la carriera di esecutore, in genere pianista o cantante d'opera.

Teresa M. Gialdroni e Maria Cristina Paciello presenteranno ipotesi di ricostruzione del repertorio attraverso l'analisi incrociata di inventari, libretti, cronache e fonti musicali manoscritte, un lavoro che richiede competenze paleografiche, filologiche e analitiche e che rappresenta uno degli aspetti più promettenti della ricerca su VidiMus.

L'ultima giornata del convegno sarà dedicata alle rappresentazioni visive e letterarie delle virtuose. Yuri Primarosa presenterà ritratti di cantanti come la "bella Adriana" e Ippolita, attive tra Roma e Napoli, interrogandosi sul significato iconografico di queste immagini e sul loro rapporto con la costruzione dell'identità professionale femminile. Jason Rosenholtz-Witt e Julie Robarts analizzeranno le figure di Anna Renzi, prima diva dell'opera veneziana celebrata da Giulio Strozzi, Barbara Strozzi, compositrice e cantante la cui produzione vocale cameristica è stata oggetto di un rinnovato interesse critico negli ultimi decenni, e Leonora Baroni, cantante romana celebrata da Milton e da numerosi poeti italiani. 

Nicola Usula esaminerà la satira "contro le cantatrici" di Lodovico Adimari, un testo che permette di cogliere le tensioni e i pregiudizi che accompagnarono l'affermazione professionale delle virtuose. Chiuderanno i lavori Francesca Fantappiè e Paologiovanni Maione, con interventi dedicati alle attrici-cantanti, tra cui la discussa Giulia de Caro, figura che incarna la porosità dei confini tra teatro parlato, commedia dell'arte e opera in musica, un tema al centro di recenti ricerche pubblicate su Recercare e Studi Musicali.

Come reso evidente, il convegno di Firenze, non si configura come una semplice raccolta di case studies, ma come un tentativo di ridefinire i parametri stessi attraverso cui la storiografia musicale affronta la questione della professionalità femminile nel Seicento. Come osservato da Suzanne Cusick in uno dei suoi saggi più influenti su Francesca Caccini alla corte dei Medici, scrivere la storia delle musiciste significa anche interrogarsi sulle categorie di genere, di classe, di mobilità sociale che strutturavano la vita culturale dell'età moderna. 

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