La polifonia medievale è stata costantemente reinventata nel corso del Novecento, e le scelte esecutive di musicologi e interpreti appaiono spesso più come espressione delle estetiche dominanti della loro epoca che come esito di un'analisi documentaria delle fonti superstiti. Dalle ideologie nazionaliste tedesche e francesi che plasmarono il primo revival fino al ruolo del mercato discografico nell'orientare la ricezione del repertorio del XII e XIII secolo, ogni stagione della riscoperta ha prodotto un Medioevo sonoro a propria immagine. Figure come Noah Greenberg e l'Hilliard Ensemble hanno adattato la Scuola di Notre Dame a sensibilità radicalmente diverse, la prima legata ai movimenti politici e sociali statunitensi, la seconda all'estetica del minimalismo contemporaneo, mostrando che quella visione è sempre una costruzione mediata dai concetti dominanti del tempo in cui viene elaborata.
Hilma af Klint, Altarpieces and Closing Painting, 1915. @ Buggenheim Bilbao
La storia della riscoperta della polifonia medievale nel Novecento è, prima di tutto, una storia di proiezioni culturali successive. Ogni generazione di musicologi e interpreti si è avvicinata al corpus del XII e XIII secolo portando con sé un sistema di valori estetici, ideologici e talvolta politici che ha orientato le scelte filologiche ben prima che queste potessero confrontarsi con le fonti. Il risultato è una catena di reinvenzioni nella quale la distanza tra documento e prassi esecutiva si è rivelata uno spazio fertile in cui proiettare le esigenze del proprio tempo.
Fu Friedrich Ludwig a offrire la prima catalogazione sistematica dei codici polifonici medievali, pubblicata nel primo volume del Repertorium organorum recentioris et motetorum vetustissimi stili nel 1910, ponendo le basi di quella che la letteratura musicologica definisce la "modal rhythm theory", ossia l'interpretazione mensurale delle fonti del corpus parigino secondo i sei modi ritmici teorizzati da Johannes de Garlandia. La teoria di Ludwig era una costruzione intellettuale di straordinaria coerenza interna, ma poggiava su un presupposto che la ricerca successiva avrebbe progressivamente messo in discussione, ovvero che la notazione mensurale dei codici del XIII secolo contenesse una chiave di accesso diretta alla pratica sonora originaria, senza tenere conto del fatto che un'intera generazione separava la pratica compositiva dalla sua teorizzazione scritta.
Questo scarto tra documento e prassi non impedì alla soluzione di Ludwig di diventare il punto di riferimento per quasi tutto il primo Novecento, non soltanto sul piano scientifico ma anche su quello esecutivo. La proposta prevedeva un'esecuzione a cappella, in organico corale, con ritmi dilatati; una concezione che è l'esito della stessa nozione di musica sacra, insieme austera e palestriniana, sviluppata dal Movimento ceciliano nel XIX secolo. Il Medioevo sonoro che Ludwig costruiva nei propri scritti rifletteva l'estetica del revival palestriniano molto più di quanto potesse riflettere le condizioni della pratica liturgica della cattedrale di Notre Dame intorno al 1200.
In Austria, Rudolf von Ficker percorse un cammino opposto pur partendo dallo stesso corpo di fonti. Formatosi con Guido Adler a Vienna e poi ordinario a Monaco dal 1931, Ficker teorizzò nel saggio "Primäre Klangformen" del 1929 una concezione della polifonia medievale fondata sul primato del suono verticale e dello strumentale, opponendola alla linearità propugnata dalla tradizione tedesca. Questo approccio gli consentì di leggere il repertorio del Medioevo, dalla musica carolingia fino alla Scuola di Notre Dame, come una pratica primariamente armonica e strumentale, e le ricostruzioni che ne derivarono si avvalsero di organici ampi e di strumenti moderni, proiettando sulla musica del XII e XIII secolo una monumentalità gotica che rispondeva tanto al gusto dell'epoca quanto a un'idea di identità culturale germanica legata all'immaginario architettonico della cattedrale.
La rivalità tra queste due letture aveva una dimensione esplicitamente nazionalistica. Da parte francese, Amédée Gastoué, organista e studioso formato alla Schola Cantorum sotto l'influenza di Vincent d'Indy, aveva già operato negli anni della Grande Guerra per rivendicare la paternità francese della polifonia medievale contro l'egemonia scientifica della musicologia tedesca, che a Ludwig attribuiva il merito di aver sistematizzato quel patrimonio. La tensione tra Parigi e Berlino, per rimanere alle capitali simboliche della contesa, si inscriveva in un clima di rivalità nazionale in cui il controllo del passato musicale medievale diventava un argomento di legittimazione culturale, ben al di là di qualsiasi questione puramente accademica.
Nel secondo dopoguerra il baricentro della ricerca si spostò negli Stati Uniti, in parte grazie alla presenza di studiosi europei emigrati dopo l'avvento del nazismo. Noah Greenberg, fondatore nel 1952 del New York Pro Musica con Bernard Krainis, portava con sé una biografia che mescolava la militanza politica nel movimento socialista di Max Shachtman con la pratica corale nei sindacati tessili di New York. La sua attività nella musica medievale e rinascimentale non era la continuazione della politica con altri mezzi: come ha rilevato Terry Teachout, una volta fondato il Pro Musica, Greenberg abbandonò la militanza in modo completo e definitivo, tanto che molti di coloro che lo conobbero dopo il 1953 ignoravano la sua storia di attivista. Il contributo di Kirsten Yri pubblicato su American Music nel 2006 ha tuttavia analizzato i nessi tra la sua esperienza nel Cultural Front e la concezione del Medioevo musicale come espressione di una "People's Music", capace di contrapporre le radici popolari dell'alta tradizione alla cultura borghese del concerto classico.
Sotto la guida di Greenberg e con la voce del controtenore Russell Oberlin, la cui estensione acuta consentiva di affrontare le parti di triplum e quadruplum della polifonia di Notre Dame con un timbro radicalmente diverso dalla coralità austera propugnata dalla tradizione europea, il Medioevo cominciò a suonare in modo inedito, meno liturgicamente compatto e più aperto alla vitalità della tradizione profana. La messa in scena del Ludus Danielis nell'inverno del 1958 al Cloisters di New York, dramma liturgico dell'XI secolo che non aveva conosciuto esecuzioni per circa settecento anni, è ancora ricordata come uno dei momenti cruciali del revival della early music.
Nel decennio successivo, la crescente commercializzazione del repertorio medievale produsse una progressiva spettacolarizzazione dell'immaginario. L'esotismo del Medioevo sonoro, proposto da ensemble sempre più orientati al pubblico generalista e incentivato dall'espansione del mercato discografico, trovò corrispondenze con la cultura pop e progressive rock degli anni Sessanta e Settanta, dai Jethro Tull, che miscelarono la sonorità del flauto dolce con l'hard rock, ai Genesis, nei cui lavori concettuali l'evocazione di un Medioevo fiabesco svolgeva una funzione quasi scenografica. Si trattava di una contaminazione reciproca che modificava la percezione del repertorio antico ben oltre i confini del consumo specialistico.
A questa spettacolarizzazione reagì, verso la fine degli anni Settanta, la corrente che la critica musicologica ha associato allo stile Oxbridge, sviluppato negli ambienti accademici di Oxford e Cambridge e portato sulla scena discografica da ensemble come l'Hilliard Ensemble. La risposta a ciò che appariva come un Medioevo eccessivamente colorito e strumentalmente saturato fu un suono maschile, a cappella, sobrio, asettico sino a un'apparente inespressività.
L'incisione di Pérotin prodotta dall'Hilliard per ECM Records, registrata nel settembre del 1988 a Boxgrove Priory nel Sussex e pubblicata nell'ottobre del 1989, con le voci di David James, John Potter, Rogers Covey-Crump, Mark Padmore, Charles Daniels e Gordon Jones sotto la direzione di Paul Hillier, rimase a lungo il riferimento canonico per chiunque volesse avvicinarsi all'organum quadruplum. ECM era l'etichetta che aveva costruito la propria identità sonora sul confine tra improvvisazione jazz, musica contemporanea e silenzio meditativo, e quel suono, con le sue quinte aperte, i movimenti paralleli e la reiterazione dei modi ritmici, si collocava perfettamente nella stessa estetica, trovando nel repertorio di Pérotin una profezia ante litteram di Philip Glass e Arvo Pärt.
Il tentativo nazista di appropriarsi della polifonia "gotica" del XIII secolo come patrimonio culturale nordico, e il successivo ritorno al rigore metodologico di derivazione ludwighiana nel clima scientifico del dopoguerra, mostrano che la questione non si è mai limitata alla decifrazione di un codice, avendo riguardato sempre anche il controllo del significato culturale di un'origine. Che l'incisione ECM del 1989 sia percepita da molti ascoltatori come il suono autentico di Notre Dame non attesta una fedeltà alle fonti maggiore rispetto alle interpretazioni precedenti, ma conferma che ogni epoca produce il proprio Medioevo, e che questo processo di invenzione continua, silenziosamente, anche quando si presenta come pura filologia.
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Fonte primaria
Giuliano, Livio. "Singing the Middle Ages: Between Scholars and Trotskyists." TRANS. Revista Transcultural de Música / Transcultural Music Review, n. 18 (2014). Disponibile su Academia.edu e su www.sibetrans.com/trans.
Fonti musicologiche peer reviewed
Daolmi, Davide. "Notre Dame's New Clothes." TRANS. Revista Transcultural de Música, n. 18 (2014). Pubblicato in coppia con il contributo di Giuliano nello stesso numero monografico dedicato a "Vocal Performance: New Perspectives in the Study of Vocal Music."
Yri, Kirsten. "Noah Greenberg and the New York Pro Musica: Medievalism and the Cultural Front." American Music, vol. 24, n. 4 (Winter 2006), pp. 421–444. JSTOR: www.jstor.org/stable/25046050.
Ludwig, Friedrich. Repertorium organorum recentioris et motetorum vetustissimi stili, vol. I. Halle: Niemeyer, 1910.
Ficker, Rudolf von. "Primäre Klangformen." Jahrbuch der Musikbibliothek Peters (1929), pp. 21–34.
Ficker, Rudolf von. "Polyphonic Music of the Gothic Period." The Musical Quarterly, vol. 15, n. 4 (1929), pp. 483–505.
Fonti enciclopediche e lessicografiche
Voce "Ficker, Rudolf von" in Österreichisches Musiklexikon Online, Österreichische Akademie der Wissenschaften, Wien 2002. www.musiklexikon.ac.at.
Voce "Ficker, Rudolf" in Deutsche Biographie. www.deutsche-biographie.de.
Voce "New York Pro Musica" e voce "Noah Greenberg" in Wikipedia (English), con rimando alle fonti bibliografiche ivi citate, tra cui la biografia di James Gollin (Worldly Goods: A New History of the Renaissance, 2001) e il contributo di Terry Teachout.
Discografia
Hilliard Ensemble, dir. Paul Hillier. Pérotin. ECM Records, ECM New Series 1385, registrato settembre 1988 a Boxgrove Priory, Sussex; pubblicato ottobre 1989. Voci: David James, John Potter, Rogers Covey-Crump, Mark Padmore, Charles Daniels, Gordon Jones.
New York Pro Musica, dir. Noah Greenberg. The Play of Daniel [Ludus Danielis]. Decca DL 9402, registrato 1958 al Cloisters di New York; pubblicato 1958.
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