Il 17 aprile 2026, alle ore 18.00, la Biblioteca "Mario Messinis" del Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia ospita un seminario dedicato alle collezioni musicali manoscritte appartenute a cantori e musicisti attivi negli ospedali e nei teatri veneziani nella prima metà del Settecento. Curato da Paolo Da Col e Silvia Urbani, con la partecipazione di Giovanni Polin, l'incontro è promosso dalla Fondazione Ugo e Olga Levi e dall'Istituto Italiano Antonio Vivaldi nell'ambito del progetto di ricerca "La drammaturgia musicale a Venezia (1678–1792)", coordinato da Giada Viviani, e si inserisce nel programma dell'Accademia Vivaldi. I partecipanti avranno accesso diretto ai manoscritti, con particolare attenzione alle figure che collaborarono con Antonio Vivaldi, in una biblioteca che custodisce tra i suoi fondi storici il solo autografo vivaldiano conservato in città.
La biblioteca del Conservatorio "Benedetto Marcello" di Venezia custodisce quasi 5.000 manoscritti e oltre 3.000 edizioni antiche, un patrimonio che la colloca tra le più importanti istituzioni musicali italiane e che il 17 aprile 2026 diventa sede di un seminario di ricerca dedicato a una delle questioni più vive degli studi vivaldiani, ovvero l'identità, la prassi e i materiali documentari dei cantori che operarono nella Venezia della prima metà del Settecento, tra gli ospedali delle figlie del coro, le chiese e i teatri d'opera della Serenissima.
Il progetto di ricerca, promosso dalla Fondazione Ugo e Olga Levi con l'Istituto Italiano Antonio Vivaldi, indaga le diverse declinazioni della drammaturgia musicale veneziana nell'ultimo secolo di vita della Repubblica, entro una cornice cronologica che si estende simbolicamente dall'inaugurazione del teatro S. Giovanni Grisostomo, nel 1678, a quella della Fenice, nel 1792, due istituzioni che rivestirono un ruolo primario nell'introduzione e nella promozione di nuove tendenze drammaturgiche e musicali.
L'orizzonte è quello di un sistema teatrale complesso, nel quale modelli seicenteschi convissero a lungo con filoni innovativi, determinando tendenze ondivaghe e pluralistiche che rendono la vita musicale veneziana del primo Settecento ancora in larga parte da esplorare nei suoi aspetti più capillari, dalle biografie professionali dei cantori alla circolazione dei manoscritti in loro possesso, fino alle reti che collegavano le istituzioni ospedaliere alle stagioni operistiche.
Paolo Da Col, cantore, organista, direttore e musicologo, ha rivolto sin dagli anni di formazione i propri interessi al repertorio della musica rinascimentale e barocca, e ricopre oggi il ruolo di bibliotecario del Conservatorio Benedetto Marcello, dove ha condotto negli ultimi anni un lavoro sistematico di riqualificazione e valorizzazione dei fondi storici. Autore di saggi di storia della vocalità, di bibliografia musicale e di cataloghi di fondi musicali, ha collaborato all'edizione dell'opera omnia di Carlo Gesualdo da Venosa e di Giuseppe Tartini, portando nella sua attività di studioso la medesima sensibilità che contraddistingue la sua pratica di esecutore. Giovanni Polin, docente di Storia della musica e Musicologia sistematica, addottoratosi all'Università di Bologna, ha collaborato a progetti di ricerca con le Università di Padova e Milano ed è membro della Fondazione Giorgio Cini, istituzione veneziana che ospita l'Istituto Italiano Antonio Vivaldi.
La biblioteca "Mario Messinis" del Conservatorio Benedetto Marcello è luogo di studio e ricerca, aperta anche agli utenti esterni, e incoraggia la riscoperta e la valorizzazione dei propri materiali, promuovendo nuove esecuzioni e la conoscenza di un repertorio sempre più ampio. Tenere il seminario all'interno della biblioteca significa di fatto attivare un'esperienza di lettura critica delle fonti che nessun manuale può sostituire. La pagina scritta, i segni di una voce che vi ha appuntato varianti, abbellimenti o correzioni, la grafia del copista e quella del cantore che ha annotato i propri inserti, sono dati che parlano di una cultura musicale viva, negoziata ogni sera tra il compositore, l'impresario e il virtuoso in scena.
I fondi del Conservatorio veneziano conservano materiali che documentano esattamente questa dimensione. Il Fondo Correr custodisce il vero e proprio archivio musicale dell'Ospedale della Pietà, comprensivo dei cosiddetti "libri-parte", ossia di quei volumi che contengono le singole parti destinate alle figlie del coro e trascritte da figlie copiste. Tra questi si conserva, a testimonianza dell'intensità del rapporto tra Vivaldi e le sue esecutrici, il libro di Anna Maria, forse la più celebre tra le virtuose della Pietà, per la quale Vivaldi compose un cospicuo numero di concerti per violino e per viola d'amore. Lo stesso Fondo Correr include anche le sezioni Martinengo e Carminati, nelle quali compaiono partiture di opere, arie staccate, sinfonie e concerti, oltre a preziose edizioni a stampa dei secoli XVII e XVIII.
Nel Fondo Giustiniani, altra delle grandi raccolte storiche della biblioteca, si trovano musiche teatrali, comprendenti partiture complete e arie staccate riferibili ai Giustiniani che sul volgere del Settecento ebbero in gestione il teatro S. Moisè, musiche sacre da riferire soprattutto ai maestri attivi in San Marco, in altre chiese e nei quattro Ospedali veneziani, e musiche cameristiche destinate all'intrattenimento in contesti privati e accademici. Una recente campagna di riqualificazione ha riportato alla luce materiali sfuggiti alle precedenti catalogazioni, tra i quali un nutrito lotto di autografi di Baldassare Galuppi destinato a rivoluzionare le conoscenze attuali sul compositore di Burano, mentre l'intera biblioteca conserva, secondo i dati più aggiornati, un patrimonio documentale complessivo di oltre 60.000 volumi.
La questione del ruolo dei cantori, virtuose delle istituzioni ospedaliere e interpreti dei teatri d'opera, nella costruzione del repertorio vivaldiano e del teatro musicale veneziano della prima metà del Settecento, resta uno dei nodi più complessi della storiografia del periodo. Tra i compositori che collaborarono con le istituzioni ospedaliere veneziane vanno ricordati, accanto a Vivaldi, Porpora, Hasse, Galuppi, Bertoni, Traetta, Sacchini, Sarti, Anfossi e Cimarosa; un elenco questo che restituisce la portata di un sistema in cui le figlie del coro non erano soltanto beneficiarie di un'educazione musicale, ma protagoniste attive di una produzione artistica di altissimo livello, capace di attrarre i compositori più richiesti d'Europa. I manoscritti che verranno illustrati durante il seminario appartennero a cantori che si mossero ai margini di questo sistema o al suo centro, tra esibizioni sacre negli ospedali, produzioni nei teatri e collaborazioni con il Prete Rosso.
Il seminario è aperto al pubblico su prenotazione, scrivendo a giadaviviani@gmail.com. L'ingresso è libero, fino ad esaurimento dei posti disponibili.
@ RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti
Posta un commento