L'homme armé Masses e Magnificat secundi toni: in uscita il terzo capitolo del Morales Project. Cristóbal de Morales nella nuova lettura di De Profundis
In uscita il prossimo primo maggio per Coro Records il terzo capitolo del monumentale Morales Project a cura di De Profundis. Il nuovo album rappresenta un ulteriore tassello di un’impresa musicologica senza precedenti, completamente dedicata all’opera sacra di Cristóbal de Morales. Morales: L'homme armé Masses, Magnificat secundi toni, si conferma una lettura straordinaria, forgiata da rigore filologico e intensa immedesimazione emotiva, in cui ad imporsi con particolare evidenza sono la tensione spirituale trattenuta, l’uso calibrato dei contrasti cromatici e una chiarezza contrappuntistica che riflette con rara fedeltà lo stile austero e intensamente espressivo del compositore sivigliano.
Il Morales Project è un ambizioso ciclo di ben dodici album, tutti concepiti per documentare integralmente l’intera produzione di Messe e Magnificat di Cristóbal de Morales, figura di rilievo nella musica sacra europea tra la morte di Josquin Desprez e l’affermazione della scuola palestriniana e lassiana, negli anni Cinquanta del Cinquecento.
Nel programma di questo terzo capitolo di De Profundis sotto la direzione di Robert Hollingworth, la scelta di affiancare due messe basate sulla melodia de L’homme armé al Magnificat secundi toni di Cristóbal de Morales, riporta l’attenzione su una delle pratiche compositive più persistenti della polifonia rinascimentale europea, nella quale una cellula melodica di origine probabilmente franco borgognona, diventa materia strutturale condivisa tra generazioni e aree culturali differenti.
La melodia de L’homme armé, ampiamente attestata nella pratica compositiva tra tardo Quattrocento e Cinquecento, è stata oggetto di numerose elaborazioni, da Guillaume Dufay fino a epoche più tarde. Il suo carattere marziale e la sua struttura relativamente riconoscibile ne hanno favorito una circolazione capillare, ma la ragione della sua fortuna non risiede soltanto nella sua cantabilità, quanto nella sua capacità di fungere da matrice flessibile per procedimenti contrappuntistici complessi.
Nel caso di Morales, la presenza di due messe distinte basate sul medesimo materiale assume un valore analitico singolare. La prima, costruita su un assetto a quattro voci e impostata sul modo frigio, lascia emergere una tensione interna che si manifesta soprattutto nel trattamento del cantus firmus che, come già visto anche in Palestrina, non si presenta come elemento lineare stabile, ma come asse trasformato continuamente dal gioco imitativo delle altre parti. La seconda messa, concepita per cinque voci e legata a una declinazione modale di tipo ionico, orienta invece l’ascolto verso una maggiore espansione armonica, nella quale la densità contrappuntistica non riduce la trasparenza del materiale tematico ma ne moltiplica le possibili direzioni percettive.
Come osservato in altre formazioni di eccellenza, l’interpretazione di De Profundis, si inserisce in una tradizione esecutiva che negli ultimi decenni ha posto particolare attenzione alla chiarezza del tessuto polifonico e alla restituzione di una declamazione testuale non appiattita su criteri meramente fonici. In questa prospettiva, il lavoro sul Magnificat secundi toni si intensifica sul piano del significato, poiché consente di osservare un Morales diverso rispetto a quello delle messe su L’homme armé; più libero nella gestione delle sezioni salmodiche e più incline a una scrittura che alterna omofonia e imitazione con una flessibilità interna in precisa relazione con la funzione liturgica specifica del Magnificat nei vespri.
La struttura del programma discografico non si limita a una giustapposizione di brani ma propone un campo d’ascolto in cui, cosa non scontata, la coerenza deriva dalla persistenza di un principio compositivo comune, ovvero la capacità di trasformare un materiale preesistente in un dispositivo formale complesso. In questo senso la scrittura di Morales si distingue per una particolare attenzione alla continuità del flusso polifonico, nel quale la percezione del tempo liturgico e quella della costruzione musicale, tendono a sovrapporsi senza coincidere perfettamente.
L’ascolto di queste due messe accostate al Magnificat permette dunque di cogliere una dimensione specifica del linguaggio di Morales, nella quale la stabilità del modello liturgico convive con una costante rielaborazione interna del materiale sonoro. La direzione di Hollingworth, insieme alla precisione dell’ensemble De Profundis, tende a valorizzare proprio questa ambivalenza, evitando di appiattire la scrittura su una lettura puramente contemplativa e restituendo invece la complessità di una polifonia che si sviluppa come processo piuttosto che come oggetto compiuto.
In questa prospettiva, il disco oltre ad essere un documento interpretativo, è anche occasione di riflessione sul rapporto tra memoria melodica e costruzione formale nella musica del Rinascimento, secondo una linea di ricerca ampiamente indicata come centrale nello studio del repertorio sacro iberico, in particolare nelle sintesi dedicate a Morales e ai suoi contemporanei nelle principali opere di consultazione internazionale.

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