Nova vobis gaudia: da un codice veneto della prima metà del Quattrocento. Tra didattica e concerto, la Civica Abbado affronta il repertorio tardomedievale
A conclusione del Seminario permanente di musica medievale e rinascimentale tenutosi a Milano e a Venezia, l’Ensemble di Musica Medievale della Civica Scuola di Musica ‘Claudio Abbado’ di Milano sotto la direzione di Claudia Caffagni si esibisce in concerto il prossimo 5 maggio nella Chiesa di Sant’Agnese. Saranno eseguiti alcuni brani tratti dal Codice Q15 conservato presso il Museo Internazionale e Biblioteca della Musica di Bologna. Il titolo Nova vobis gaudia, richiama una delle formule liturgiche più diffuse nel repertorio tardomedievale, orientando fin da subito l’ascolto verso una dimensione in cui il dato storico e quello sonoro si incontrano senza soluzione di continuità.
Nel contesto conclusivo del Seminario permanente di musica medievale e rinascimentale, articolato tra Milano e Venezia, l’Ensemble di Musica Medievale della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado propone un concerto che intende assumere il valore di restituzione pubblica di un percorso di studio e approfondimento. Il programma è costruito attorno al Codice Q15 di Bologna, tra i più significativi testimoni della cultura musicale europea del tempo. Stando agli studi di Margaret Bent, fu compilato in Veneto in tre fasi - a Padova tra il 1420 e il 1435 (I fase) e a Vicenza tra il 1430 e il 1435 (II-III fasi) - da un unico copista (non identificato). Tra le aggiunte successive figurano una composizione senza testo e un indice parziale compilato da Guillelmus Musart.
Il cosiddetto Codice Q15, conservato presso il Museo Internazionale e Biblioteca della Musica di Bologna, è una raccolta di straordinaria ampiezza che documenta la circolazione della polifonia tra la fine del Trecento e i primi decenni del Quattrocento. Si tratta, per consistenza e varietà, della più ampia antologia di musica polifonica di questo periodo giunta fino a noi, comprendente mottetti, parti di messa e altre forme sacre che riflettono un panorama stilistico in piena trasformazione. In queste pagine convivono residui della complessità dell’ars subtilior e i primi segnali di quella semplificazione strutturale che caratterizzerà il primo Rinascimento.
L’interesse musicologico per il codice, sviluppatosi soprattutto nel corso del Novecento, ha messo in luce come il manoscritto rappresenti un crocevia culturale, probabilmente legato all’ambiente dell’Italia settentrionale ma aperto a influenze franco-fiamminghe. La scrittura mensurale, la varietà delle soluzioni contrappuntistiche e l’uso calibrato della dissonanza restituiscono un linguaggio ancora sperimentale, nel quale la dimensione liturgica si intreccia con una ricerca formale raffinata. In questo senso, l’esecuzione odierna non si limita a riproporre un repertorio, ma si configura come un atto interpretativo che implica scelte consapevoli sul piano della prassi, dalla distribuzione vocale all’uso degli strumenti, fino alla gestione delle proporzioni ritmiche.
Come la buona pratica vuole in questi delicati contesti, la direzione di Claudia Caffagni, figura di riferimento nel campo della musica medievale, si colloca in una linea interpretativa che privilegia il rapporto diretto con le fonti, evitando sovrastrutture stilistiche e restituendo al testo musicale la sua dimensione originaria, pur nella consapevolezza della distanza storica. L’Ensemble della Civica Abbado, formato in un contesto didattico ma ormai abituato al confronto con il pubblico, affronta così un repertorio che richiede precisione tecnica e, al tempo stesso, una particolare sensibilità nel trattamento della linea vocale e del fraseggio.
Un dettaglio non secondario è la scelta della Chiesa di Sant’Agnese come spazio performativo; un luogo del sacro veneziano ben noto per la sua acustica che contribuisce di fatto a restituire quella dimensione sonora per la quale molta di questa musica fu concepita. In questo senso, il concerto si inserisce in una più ampia riflessione sulla ricostruzione dei contesti esecutivi, oggi centrale negli studi di prassi storicamente informata.
L’iniziativa, realizzata in collaborazione con l’Istituto Cavanis, conferma inoltre il ruolo della formazione musicale avanzata come luogo di produzione culturale, capace di generare progetti che superano la dimensione accademica per dialogare con il pubblico. Il carattere di ingresso libero, spesso sottovalutato, rafforza questa vocazione, trasformando il concerto in un momento di condivisione che restituisce al patrimonio musicale antico una funzione attiva nel presente.

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