Scrivere poesia nel Rinascimento, oltre il petrarchismo: la riscoperta del Classicismo nella lirica del Cinquecento
Scrivere poesia nel Rinascimento, saggio di Amelia Juri per BIT&S Edizioni, è un esaustivo approfondimento dell'influenza della tradizione classica sulla lirica italiana della prima metà del Cinquecento. Superando la visione tradizionale che riduce la poesia di questo periodo a una sterile imitazione del modello petrarchesco, l'autrice evidenzia invece un profondo legame con i poeti augustei. Attraverso lo studio di figure chiave come Bembo, Sannazaro e Della Casa, la ricerca chiarisce come il recupero dell'antico fosse radicato in precise analogie socio-politiche tra l'epoca rinascimentale e quella classica. Juri esplora inoltre il ruolo civile del letterato e il valore dell'imitatio come strumento per interpretare la realtà contemporanea e le tensioni storiche, restituendo alla lirica del XVI secolo la sua complessità intellettuale e la sua capacità di dialogo tra vita vissuta e modelli letterari universali.
«Qui optime antiquitatem calleat, is aeque et praesentia intelligit et futura plerumque prospicit»: chi conosce a fondo l’antico comprende il presente e intravede il futuro. Così la presentazione del libro apre alla formula di Pietro Crinito, che nel De honesta disciplina, intende sintetizzare una delle tensioni strutturali del Rinascimento tra fine Quattro e metà Cinquecento, nel momento in cui il sistema delle corti entra in crisi sotto l’impatto delle Guerre d’Italia e della ridefinizione degli equilibri politico-culturali della penisola. In tale contesto il classicismo, soprattutto in chiave augustea, diventa strumento interpretativo della trasformazione storica e insieme dispositivo di legittimazione per una ridefinizione del ruolo dello scrittore, chiamato a mediare tra istanze del potere e autonomia della vocazione poetica.
Il lavoro di Amelia Juri si inserisce proprio in questo quadro, proponendo un percorso che aggira la centralità del petrarchismo per seguire traiettorie alternative della cultura letteraria del periodo. Dopo una premessa metodologica, l’indagine si articola attorno a tre nuclei: la funzione del poeta nello spazio sociale e rispetto alla storia, le forme e le strategie dell’encomio insieme al recupero dei generi antichi, e infine la declinazione del tema erotico nelle sue componenti sensibili e stilistiche, lette attraverso un continuo confronto tra poesia, arti figurative e tradizione classica.
In Scrivere poesia nel Rinascimento, Juri propone una revisione profonda della storiografia letteraria dedicata alla prima metà del XVI secolo. Sebbene il classicismo sia riconosciuto come tratto fondante della cultura rinascimentale, la critica ha spesso ridotto la produzione lirica a un mero esercizio di imitazione petrarchesca, oscurando il ruolo vitale della tradizione greco-latina. In tal senso qui viene invece dimostrato come la linea classicista rappresenti una componente essenziale della scrittura dei maggiori poeti del tempo, da Sannazaro a Della Casa.
Il volume chiarisce che l’imitazione non era intesa dai poeti rinascimentali come una copia servile, ma come un processo dinamico di appropriazione e trasformazione. Anche per Pietro Bembo, l'imitazione del modello unico (Petrarca per il volgare, Virgilio e Cicerone per il latino) riguardava principalmente il piano linguistico-stilistico, lasciando ampio margine per l’assunzione di contenuti (res) e figure da una pluralità di fonti classiche. In questa prospettiva, la poesia è vista come (ars), una lucida creazione umana radicata nella storia e nella cultura.
Un asse centrale dello studio è il rapporto tra l'intellettuale e il potere in un’epoca segnata dalla crisi delle corti e dai traumi delle Guerre d’Italia. Gli scrittori del primo Cinquecento, spesso impegnati in mansioni diplomatiche e politiche, trovarono nel classicismo augusteo un modello per negoziare la propria identità. La tensione tra l’aspirazione alla vita solitaria (otium) e i doveri del servizio pubblico (negotium) emerge come un tratto distintivo nelle esperienze di figure quali Giovanni Guidiccioni, Ludovico Ariosto e lo stesso Bembo.
La ricerca di Juri analizza con rigore filologico il recupero di tipologie testuali della classicità, quali il genetliaco (carme per la nascita), l’epitalamio (per le nozze) e il trionfo. Questi generi non avevano solo una funzione esornativa, ma erano strumenti di propaganda politica ed encomio, fondamentali per la costruzione dell'immagine pubblica dei signori, specialmente negli ambienti legati alla curia romana e alla famiglia Farnese.
Un altro aspetto innovativo del lavoro riguarda l’indagine sulla vena sensuale della lirica cinquecentesca, ovvero la connessione della descrizione della bellezza femminile e i temi erotici (come il bacio o il sogno amoroso) non solo al magistero di Giovanni Pontano e degli elegiaci latini, ma anche al contesto figurativo e al collezionismo del tempo. La contemplazione di nudi artistici e la scrittura di poesie di carattere sensuale venivano giustificate come forme di "onesto ozio", necessarie per rigenerare lo spirito dalle fatiche della vita attiva.
In sintesi, Scrivere poesia nel Rinascimento offre una prospettiva inclusiva che combina analisi tematica, stilistica e storica. Il volume restituisce dignità a una stagione poetica complessa, mostrando come il dialogo con l'Antico fosse lo strumento privilegiato dai poeti per interpretare le inquietudini del presente e aspirare all'eternità della scrittura.
Faccio presente che, la collana BITeS (Biblioteca Italiana Testi e Studi), è promossa da un consorzio di studiosi provenienti da una dozzina di atenei e si propone di coniugare edizioni critiche e commentate con saggi dedicati alla letteratura italiana, adottando un modello editoriale in duplice formato che affianca al volume cartaceo una versione digitale open access. In questo senso la collana rappresenta una delle prime esperienze italiane di integrazione strutturata tra ricerca accademica, editoria specialistica e infrastrutture di digital humanities, attraverso la collaborazione tra le Edizioni di “Storia e Letteratura” e il partner tecnologico Net7.
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