Wishing Tree: dalle radici del canto corale alla fioritura di una tradizione. I Gesualdo Six firmano il loro undicesimo album
Con Wishing Tree, pubblicato nel 2025 per Hyperion, i Gesualdo Six firmano il loro undicesimo album, costruendo un programma interamente secolare che affianca madrigali rinascimentali di Arcadelt, Gibbons e Josquin a rielaborazioni di canti tradizionali britannici e irlandesi, accanto a pagine di compositori contemporanei tra cui Joby Talbot, il cui brano eponimo fu scritto nel 2002 per i King's Singers come commissione dei BBC Proms in occasione del Giubileo d'oro della regina Elisabetta II. Diretti da Owain Park, fondatore e compositore dell'ensemble, i sei cantori percorrono cinque secoli di cultura vocale anglofona attraverso un filo tematico che unisce la natura, l'infanzia e il tempo, con testi di Kathleen Jamie e Christina Rossetti a fianco di ballate anonime rielaborate da arrangiatori contemporanei.
Wishing Tree rappresenta per i Gesualdo Six una svolta programmatica rispetto alla produzione precedente. Da English Motets del 2018 fino a Morning Star del 2023, il percorso discografico del gruppo aveva privilegiato il repertorio sacro, la polifonia liturgica inglese e la grande tradizione della musica da chiesa rinascimentale e contemporanea.
Il progetto, undicesima uscita discografica dell'ensemble per Hyperion, costruisce un percorso tematico attraverso la natura, l'infanzia, l'amore e la morte, muovendosi con disinvoltura tra il madrigale italiano del primo Cinquecento, la tradizione inglese di fine Rinascimento e le composizioni scritte nel presente per questo stesso ensemble o per formazioni analoghe. Un repertorio ampiamente frequentato nei concerti internazionali trova in questa registrazione una forma compiuta, capace di restituire la coerenza di un progetto maturato attraverso la lunga pratica dal vivo.
Park costruisce il programma per specchi e risonanze, accostando brani che condividono un'immagine, un tema o una disposizione emotiva senza che la cronologia funga da criterio ordinatore. La permanenza di certi simboli attraverso il mutare delle forme e degli stili è il principio che tiene insieme repertori lontanissimi tra loro, dal madrigale cinquecentesco al folk song rielaborato, dalla frottola josquiniana alle miniature di Poulenc. Il caso più nitido di questo metodo è la collocazione contigua di Il bianco e dolce cigno di Jacob Arcadelt e The Silver Swan di Orlando Gibbons, distanti tra loro settantatré anni di storia della composizione europea. Entrambi i brani condividono l'immagine del cigno morente e il topos della morte come compimento del desiderio, ma li declinano con sensibilità opposte.
Arcadelt, nel madrigale pubblicato nel 1539 nel suo Primo libro e divenuto nel giro di pochi decenni la composizione profana più ristampata del Cinquecento, affida il testo di Giovanni Guidiccioni a una scrittura omofonico-sillabica di apparente semplicità, capace di sostenere con leggerezza il sottotesto erotico del componimento. Gibbons, aprendo nel 1612 il suo First Set of Madrigals and Motets of 5 Parts con The Silver Swan, piega lo stesso topos verso una riflessione morale sulla vanità del mondo, attraverso un contrappunto arcaizzante che gli studiosi hanno avvicinato più alla tradizione di William Byrd che al madrigalismo suo contemporaneo. La somiglianza dell'immagine e la distanza delle intenzioni producono, nell'ascolto ravvicinato, una tensione che il programma lascia deliberatamente aperta.
Il programma si apre con This Sweet and Merry Month of May di William Byrd, madrigale a sei voci pubblicato nel 1590 nella raccolta The First Sett, of Italian Madrigalls Englished curata da Thomas Watson, il cui testo celebra la stagione primaverile attraverso l'elogio della regina Elisabetta secondo la consuetudine encomiastica del tempo. La scrittura alterna momenti di omofonia compatta a passaggi in imitazione, con un word painting che illumina la vivacità del testo senza mai appesantirne il carattere festivo.
Il brano che dà il titolo all'intero programma, The Wishing Tree di Joby Talbot, occupa una posizione centrale tanto nella scaletta quanto nella logica del progetto. Talbot lo compose nel 2002 su commissione dei BBC Proms e dei King's Singers come contributo alle celebrazioni del Giubileo d'oro della regina Elisabetta II, su testo della poeta scozzese Kathleen Jamie. La scrittura di Talbot gioca con la frammentazione del testo, distribuendo le sillabe tra le voci e costruendo un ostinato ritmico in metro irregolare che produce un effetto di virtuosistica rarefazione.
La composizione è un madrigale contemporaneo nel senso più tecnico del termine, ovvero una forma breve a cappella con testo poetico e trattamento sofisticato delle relazioni voce-parola, commissionata congiuntamente dai King's Singers e dai Proms nell'ambito delle celebrazioni per il Giubileo d'oro della regina Elisabetta II. Che i Gesualdo Six abbiano scelto di intestare a questo brano l'intero album chiarisce il ruolo di riferimento simbolico oltre che stilistico che esso ha assunto nel repertorio concertistico dell'ensemble.
La presenza di El Grillo di Josquin des Prez, frottola a quattro voci tramandata nelle fonti a stampa del primo Cinquecento, introduce un momento di levità deliberata nel programma; un brano jolly molto eseguito, ma che comunque appartiene ai rari esempi di trattamento umoristico del testo nella produzione josquiniana, con la sua imitazione del verso del grillo e la struttura ritmica incalzante. Il suo inserimento segnala che il progetto persegue una visione del repertorio vocale europeo come continuum capace di ospitare registri molto diversi senza perdere coerenza interna.
Tra le pagine contemporanee, la Fantasia on English Children's Songs dello stesso Park emerge come il contributo di più ampia architettura. Il brano fu commissionato da Opus Anglicanum nel 2013 e, con i suoi oltre dieci minuti di durata, costituisce uno dei lavori di maggiore impegno formale nella produzione del compositore e direttore. La Fantasia mostra la capacità di Park di combinare le melodie infantili più note con modulazioni in modo minore che lasciano affiorare una zona di incertezza e di ombra sotto la superficie familiare delle filastrocche. Questa disposizione alla complessità sotto l'apparenza del semplice, è del resto una delle qualità ricorrenti nell'esperienza d'ascolto dei Gesualdo Six.
Le Petites voix di Francis Poulenc, cinque miniature a cappella composte nel 1936 su versi di Madeleine Ley per voci bianche a tre parti, portano nel programma un registro inatteso. Nate per l'infanzia, queste pagine brevi custodiscono sotto la semplicità apparente del dettato melodico quella coesistenza di leggerezza e malinconia che è tra le cifre più riconoscibili della scrittura corale di Poulenc. La scelta di affidarle a voci maschili ne accentua lo straniamento già presente nel testo, dove la quotidianità dell'infanzia è sempre percorsa da un'ombra sottile che la musica registra senza nominarla.
L'architettura del programma, con le rielaborazioni di canti tradizionali britannici e irlandesi come The Oak and the Ash nell'elaborazione di Gerald Langford, My Bonny Lies Over the Ocean arrangiato da Park, o My Love Is Like a Red, Red Rose nell'arrangiamento di Carrington, svolge una funzione di raccordo tra i poli stilistici dell'album, richiamando quella dimensione orale e comunitaria del canto che precede e sopravvive alla codificazione compositiva.
Il folk song, in questa prospettiva, rappresenta uno strato parallelo e perennemente vitale della cultura vocale britannica, con cui il madrigale colto ha sempre intrattenuto un dialogo sotterraneo e mai del tutto risolto. In questo scarto tra il tempo della storia e il tempo dell'ascolto risiede la qualità più duratura di Wishing Tree.
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