๐๐๐๐๐ ๐๐ข๐๐ข๐๐๐๐ก๐๐ก๐๐ : alla (ri)scoperta della musica dimenticata. Giovanni Battista Riccio e le sue musiche incomplete recuperate
Mercoledรฌ 29 aprile 2026, alle ore 17.00, nella Sala del Romanino del Museo Eremitani di Padova, il Dipartimento dei Beni Culturali dell'Universitร di Padova presenterร i risultati di una ricerca dedicata a Giovanni Battista Riccio, compositore e organista veneziano del primo Barocco. Le sue opere, tramandate in forma lacunosa, hanno richiesto un'operazione di restituzione testuale complessa e metodologicamente rigorosa, che sarร illustrata al pubblico attraverso interventi accademici, esecuzioni musicali e un suggestivo contributo cinematografico.
Nato a Venezia nel 1563 e attivo almeno fino al 1620, Riccio operรฒ in una cittร la cui scena musicale era dominata da giganti del calibro di Claudio Monteverdi e Giovanni Gabrieli. Tra il 1595 e il 1600 fu organista presso la chiesa di San Nicolรฒ dei Mendicoli, nel sestiere di Dorsoduro, per poi affermarsi come musicista indipendente al servizio di prestigiosi committenti locali, tra cui il mercante Camillo Rubini e Antonio Grimani, patriarca eletto di Aquileia. Dal 1603 fece parte della celebre compagnia di organisti guidata da Gabrieli, un sodalizio che influenzรฒ profondamente il suo corpus strumentale: nove delle sue ventuno composizioni superstiti citano infatti soggetti gabrieliani, giungendo fino alla parafrasi compiuta della Canzon per sonar noni toni a 8.
Nonostante il confronto con tali maestri, Riccio seppe consolidare una propria fisionomia artistica, attestata dalle tre raccolte di musica sacra giunte fino a noi. La sua scrittura si distingue per fluiditร e vivacitร , evidenti soprattutto nei mottetti basati sul Cantico dei Cantici. In queste pagine, Riccio rivela una raffinatezza non comune. L’uso del "madrigalismo", traduce le immagini poetiche del testo biblico in vocalizzi flessuosi e pause cariche di tensione, impiegando lo stile concertato per creare un dialogo intimo tra le voci. L’alternanza tra metro binario e ternario e l’uso sapiente di effetti d’eco permettono a queste composizioni di oscillare tra la solennitร della preghiera e l’intensitร emotiva dell’anelito spirituale.
Il catalogo complessivo di 115 composizioni, che include i tre libri delle Divine lodi e contributi pubblicati da Valerio Bona, documenta inoltre lo spirito innovativo di Riccio in ambito strumentale. La canzona La Grimantea con il tremolo rappresenta una delle testimonianze piรน precoci dell’impiego sistematico della tecnica del tremolo, mentre le canzoni del Terzo libro per strumento soprano e basso continuo si pongono come pilastri fondamentali nello sviluppo della sonata solistica nell'Italia del primo Seicento.
La lunga eclissi critica subita da Riccio รจ riconducibile principalmente allo stato frammentario del suo lascito. Il Progetto G.B. Riccio - curato da Marina Toffetti (direttrice scientifica), Chiara Comparin e Gabriele Taschetti, con il sostegno della Commissione Terza Missione - รจ nato proprio per colmare questo vuoto. Grazie a un meticoloso lavoro di ricostruzione filologica e alla sinergia con l’ensemble L’Estravagante, diretto da Riccardo Doni, รจ stato possibile restituire voce a un repertorio che altrimenti sarebbe rimasto confinato al silenzio degli archivi.
Il progetto ha prodotto un’edizione critica dell'Opera Omnia, documentando un metodo di restituzione che non procede per sola intuizione, ma si ancora saldamente al lessico contrappuntistico dell’autore. A coronamento dell’evento, la dimensione scientifica incontrerร quella visiva con la proiezione di un cortometraggio d’autore diretto da Alessandro Miolo. Ambientato nella chiesa di San Nicolรฒ dei Mendicoli - luogo che conserva intatte le tracce dell'ambiente liturgico in cui Riccio operรฒ - il video trasforma il complesso lavoro di ricostruzione testuale in un oggetto di comunicazione pubblica. Attraverso lo sguardo di Miolo, la filologia si fonde con la suggestione degli spazi originali, restituendo al pubblico moderno non solo il suono, ma l’anima stessa di un protagonista dimenticato del Seicento veneziano.
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