Dal liuto rinascimentale alle tradizioni vocali d’Oriente. Al via all’ADUIM il nuovo ciclo di seminari musicali
Prende il via venerdì 22 maggio presso l’Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi il nuovo ciclo dei “Seminari di formazione del pubblico musicale” promossi dall’ADUIM con il sostegno del Ministero della Cultura. Il programma si articolerà in due distinti percorsi dedicati rispettivamente agli strumenti a pizzico fra Rinascimento e Barocco e alla voce femminile nelle tradizioni musicali persiana, giavanese e indiana.
Il ciclo promosso dall’ADUIM, in collaborazione con l’Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi, offre l’occasione per riportare l’attenzione su uno dei settori più significativi della cultura musicale europea fra Cinque e Seicento, quello degli strumenti a pizzico e delle pratiche legate all’intavolatura, alla diminuzione e al basso continuo. La storia del liuto, della tiorba e della chitarra barocca non riguarda infatti soltanto l’evoluzione organologica degli strumenti, ma coinvolge questioni decisive relative alla trasmissione del repertorio, ai sistemi di notazione e alla nascita di nuove concezioni del suono strumentale.
Il primo percorso, intitolato “Il liuto e gli strumenti a pizzico tra XVI e XVII secolo”, proporrà due incontri curati da Lorenzo Sabene, dedicati ai repertori, alle fonti e alle tecniche esecutive del liuto, della tiorba e della chitarra barocca. L’iniziativa si inserisce nel rinnovato interesse che la musicologia contemporanea continua a rivolgere alla cultura delle intavolature e alla prassi improvvisativa degli strumenti a corde pizzicate, centrali nella vita musicale europea fra Rinascimento e primo Barocco.
Si inizia venerdì 22 maggio alle ore 16.00, con “Il liuto: intavolature e repertori” tema che offrirà un’introduzione alle principali fonti manoscritte e a stampa legate alla tradizione liutistica rinascimentale. Il secondo incontro, previsto per venerdì 29 maggio alla stessa ora, avrà come tema “Tra danze e toccate: tiorba e chitarra nel Seicento”, con particolare attenzione alla trasformazione degli idiomi strumentali nel contesto del primo Barocco italiano.
Accanto al percorso dedicato agli strumenti a pizzico, il calendario proseguirà nel mese di giugno con “La voce femminile nelle musiche del mondo”, ciclo curato da Giovanni Giuriati e Marco Lutzu e dedicato alle tradizioni musicali persiana, giavanese e indiana. Gli incontri approfondiranno differenti tradizioni musicali attraverso prospettive storiche, antropologiche ed esecutive.
Il 5 giugno il primo appuntamento sarà dedicato alla musica persiana con Ghazal Ansarirad accompagnata da Pejman Tadayon al setar; il 12 giugno alla tradizione giavanese con Ilaria Meloni e Silvia Spinelli, accompagnate da Francesco Piergentili al gendér; il 19 giugno il ciclo si concluderà con un incontro sulla musica indiana curato da Francesca Cassio insieme a Parminder Singh al pakhawaj.
Fra Cinque e Seicento il liuto occupò una posizione paragonabile, per diffusione domestica e versatilità, a quella che il pianoforte avrebbe assunto nei secoli successivi. Le raccolte di intavolature stampate a Venezia da Ottaviano Petrucci a partire dal 1507 testimoniano la straordinaria circolazione di repertori destinati tanto all’esecuzione solistica quanto alla trascrizione di musica vocale sacra e profana. La pratica dell’intavolatura costituiva inoltre un vero e proprio sistema alternativo di scrittura musicale, sviluppatosi in varianti italiane, francesi e tedesche, ciascuna caratterizzata da proprie convenzioni grafiche e tecniche esecutive.
In questo contesto il repertorio liutistico inglese di John Dowland rappresenta uno dei vertici della letteratura strumentale europea. Le celebri raccolte di lezioni e fantasie, tramandate anche attraverso fonti come il manoscritto “Varietie of Lute Lessons”, documentano un linguaggio nel quale scrittura polifonica, ornamentazione improvvisativa e sensibilità retorica convergono con particolare raffinatezza.
Il passaggio al Seicento coincide invece con una trasformazione decisiva dell’universo degli strumenti a pizzico. L’estensione del registro grave e l’ampliamento del manico portarono alla nascita della tiorba, del chitarrone e dell’arciliuto, strumenti concepiti inizialmente per il sostegno armonico del basso continuo ma presto elevati anche a dignità solistica. La ricerca organologica contemporanea ha mostrato come tali strumenti non costituiscano semplici varianti del liuto, bensì famiglie differenti sviluppatesi in relazione alle esigenze del nuovo stile concertato italiano.
Roma occupò un posto privilegiato in tale trasformazione. Proprio nell’ambiente romano operarono figure come Alessandro Piccinini e Giovanni Girolamo Kapsberger, autori di raccolte che ridefinirono le possibilità idiomatiche del chitarrone e della tiorba attraverso toccate, correnti, gagliarde e passacaglie caratterizzate da forte libertà ritmica e audacia armonica. La tiorba, ricordata anche da fonti storiche legate all’ambiente di Giulio Caccini, divenne rapidamente uno degli strumenti privilegiati dell’accompagnamento monodico e delle prime orchestre barocche.
Anche la chitarra barocca conobbe nel XVII secolo una straordinaria fortuna internazionale. La sua scrittura, spesso basata sulle tecniche del rasgueado e delle campanelas, contribuì alla diffusione di nuovi modelli ritmici e armonici fra Italia, Spagna e Francia. Autori come Gaspar Sanz, Francesco Corbetta e Robert de Visée elaborarono un repertorio nel quale danza, improvvisazione e scrittura colta convivono in equilibrio particolarmente sofisticato.
L’interesse contemporaneo per questi repertori non riguarda soltanto l’ambito concertistico. La musicologia digitale e gli studi computazionali stanno tornando a interrogare le antiche intavolature come sistemi complessi di rappresentazione musicale, aprendo nuove prospettive di analisi filologica e persino di modellizzazione informatica della notazione storica.
L’iniziativa rientra nel programma dei “Seminari di formazione del pubblico musicale” promossi dall’ADUIM e dall’Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi con il sostegno del Ministero della Cultura attraverso la Direzione Generale Cinema e Audiovisivo e la Direzione Generale Spettacolo.
Gli incontri si terranno presso l’Auditorium dell’Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi, in via Michelangelo Caetani 32, a Roma.
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