«Di qui io mossi a tentare diverse cose»: oltre l’Arcadia, la svolta metrica di Chiabrera e la grazia leggera del lessico barocco
Nel panorama degli studi sul Seicento letterario italiano, il rapporto tra la linea sperimentale del Barocco mariniano e le forme di un classicismo lirico interno alla stessa cultura secentesca continua a rappresentare uno dei nodi più discussi della critica. A ricostruire le coordinate di questa traiettoria si colloca il saggio di Alessandro Corrieri, Gabriello Chiabrera e il lessico poetico italiano del Seicento e del Settecento, edito da La Finestra Editrice. Dalle sezioni attualmente consultabili e dalle indicazioni metodologiche rese disponibili, il volume sembra delinearsi come un’indagine sistematica sulla lingua poetica barocca a partire dall’opera di Gabriello Chiabrera e dei suoi contemporanei, offrendo una ricognizione approfondita sulla vicenda culturale e sull’eredità letteraria del poeta savonese; uno strumento utile per osservare da vicino le dinamiche della transizione lirica che accompagnò il progressivo assestamento della lingua poetica italiana verso la modernità settecentesca.
L’Introduzione del volume, per quanto emerge dai materiali disponibili, imposta il lavoro a partire dalla connessione tra il dato biografico e l’opzione formale dell’autore savonese. Lo studio ne ripercorre le origini patrizie e la formazione presso i padri gesuiti del Collegio Romano. È in questo orizzonte pedagogico e dottrinale, segnato dal clima della Controriforma, che vengono individuate le radici della prudenza diplomatica e curiale di Chiabrera; un’impronta etica che sembra tradursi, sul piano letterario, in una poetica dell’ordine e della misura.
Chiabrera si definisce così come un professionista della scrittura capace di conciliare la devozione religiosa con la vita di corte, trasferendo l’esigenza di disciplina morale in un controllo architettonico della forma poetica. Il quadro teorico affronta quindi lo sperimentalismo metrico chiabreriano attraverso un confronto diretto con l’egemonia del marinismo, concentrandosi soprattutto sulla frattura tra la nascente canzonetta e la morfologia del madrigale secentesco.
Se Giambattista Marino e la sua scuola avevano eletto il madrigale a luogo della fluidità sintattica e dell’espansione sensoriale del discorso poetico, sfruttando la successione libera di endecasillabi e settenari per amplificare il movimento della parola, Chiabrera sembra reagire attraverso una concentrazione architettonica del verso, sottraendo la lirica alla dispersione ritmica dell’idillio marinista e privilegiando metri brevi, versi parisillabi come senari e ottonari, nonché schemi rimici improntati alla simmetria.
Questo orientamento formale, teso alla definizione di una “grazia leggera” destinata verosimilmente a esercitare un’influenza significativa anche sulla nascente cultura melodrammatica del primo Seicento, trova riflesso nella costante riorganizzazione editoriale che il poeta applicò alle proprie raccolte. Il piano dell’opera lascia emergere infatti un’articolazione strutturale fondata su uno spoglio sistematico del lessico poetico chiabreresco.
Secondo i criteri metodologici dichiarati nei materiali consultabili, la ricerca non sembrerebbe arrestarsi al solo dato autoriale, ma estenderebbe l’indagine all’innovazione verbale del periodo attraverso la classificazione di neologismi, forestierismi e dialettismi, restituendo l’immagine di un laboratorio linguistico barocco ampio e permeabile, pur inserito entro strutture formali rigorosamente controllate.
La prospettiva del saggio si amplia ulteriormente nella sezione dedicata ai rapporti con gli autori del Sei e Settecento. La linea interpretativa delineata nei materiali disponibili suggerisce come molti dei nodi lessicali elaborati da Chiabrera e dalla sua cerchia non si siano esauriti con la reazione arcadica, ma abbiano continuato a esercitare un’influenza sotterranea sul codice poetico italiano.
Il volume sembra così proporsi di rintracciare la continuità di questo flusso linguistico e musicale attraverso i secoli; una persistenza carsica capace di sopravvivere alle trasformazioni del gusto, riaffiorando nella lirica settecentesca e, per alcuni aspetti di musicalità strofica e preziosismo fonico, fino alla scrittura di Gabriele d'Annunzio.
In linea con le competenze filologiche già emerse nelle precedenti curatele critiche del Ruggiero e delle Tragedie, dai materiali attualmente consultabili emerge il profilo di una ricognizione filologica che, supportata da un Indice alfabetico delle voci e delle perifrasi, sembra destinata a costituire un contributo significativo per gli studi di storia della lingua, stilistica e metrica italiana. Un lavoro che potrebbe consentire di osservare da vicino le dinamiche di uno dei cantieri formali più rilevanti per l’evoluzione della lingua poetica italiana fra Seicento e primo Settecento.
Il presente articolo è stato pubblicato anche su Academia.edu ed è consultabile all’interno del mio profilo accademico per la condivisione nell’ambito della comunità scientifica di italianistica.
Il presente contributo propone una lettura critica preliminare del saggio di Alessandro Corrieri, elaborata sulla base dei materiali programmatici e dei capitoli attualmente consultabili del volume, integrati dalla disamina delle precedenti edizioni critiche e degli studi filologici pubblicati dall’autore su Gabriello Chiabrera. Fra questi: Alessandro Corrieri (a cura di), Gabriello Chiabrera. Ruggiero, Città di Castello, I Libri di Emil, 2022; Alessandro Corrieri, Gabriello Chiabrera. Tragedie, Lavis, La Finestra Editrice, 2023; Alessandro Corrieri, La produzione in prosa di Gabriello Chiabrera: manoscritti, stampe e proposte di datazione, oltre alle note metodologiche di presentazione del nuovo volume e ai dati catalografici disponibili nei repertori universitari e bibliografici.
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