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Funzioni e dispositivi della musica antica. Un volume in memoria di Marco Di Pasquale

Funzioni e dispositivi della musica antica, curato da Ivano Cavallini, Stefano Lorenzetti e Francesco Passadore, raccoglie gli atti del convegno internazionale svoltosi a Vicenza nell’aprile 2024 in memoria di Marco Di Pasquale. Gli undici saggi qui riuniti, insieme a un ampio inedito dello studioso, testimoniano la vitalità di una linea di ricerca che ha indagato la musica tra XVI e XVIII secolo nelle sue funzioni culturali, nei contesti sociali e nei dispositivi che ne hanno reso possibile la circolazione e l’ascolto.


Il volume, che raccoglie gli atti del convegno internazionale di studi Funzioni e dispositivi della musica antica promosso in memoria di Marco Di Pasquale, nasce dall’esigenza di proseguire il percorso scientifico delineato da uno studioso che, attraverso una vasta attività editoriale e musicologica dedicata ai secoli XVI e XVII, ha profondamente rinnovato il modo di interrogare la musica antica.

Le sue ricerche hanno indagato le funzioni della musica negli assetti culturali e sociali dell’Ancien Régime, la formazione dei repertori, i processi di storicizzazione degli stili e il ruolo delle convenzioni che regolavano la pratica musicale. Parallelamente, l’attenzione rivolta agli strumenti da tasto e ai problemi del restauro organologico lo condusse a riflettere criticamente sul concetto di autenticità sonora, mettendo in discussione ogni visione assolutistica dell’“esecuzione storicamente informata”. 

Per Di Pasquale la musicologia non doveva inseguire la vaga illusione di un suono originario perduto, ma ricostruire le coordinate storiche, tecnologiche e culturali che definiscono l’idea di antico. Da qui l’interesse per prescrizioni, luoghi dell’ascolto, pratiche editoriali, sistemi di patronage, gerarchie sociali e istituzioni capaci di determinare la forma concreta dell’esperienza musicale.

Le giornate di studio organizzate dal Conservatorio di Vicenza si collocano nel segno di questa eredità metodologica, riunendo studiosi e collaboratori che ne condivisero il percorso intellettuale con l’intento di svilupparne ulteriormente le prospettive di ricerca. Come accennavo, i contributi affrontano repertori e fenomeni compresi tra XVI e XVIII secolo interrogando la musica come elemento inserito in reti culturali, istituzionali e simboliche. Emergono così le dinamiche di circolazione dei repertori, il ruolo degli strumenti musicali nella definizione delle pratiche esecutive, la funzione degli spazi architettonici nell’organizzazione dell’ascolto, il peso delle istituzioni ecclesiastiche e civili nella regolazione della vita musicale.

In questa prospettiva, il riferimento ai “dispositivi” presente nel titolo rinvia all’insieme delle strutture materiali e concettuali che rendono possibile l’esistenza stessa del fatto musicale, dai manoscritti alle pratiche liturgiche, dagli spazi performativi agli strumenti, fino alle reti di committenza e alle modalità di trasmissione del sapere. Il volume assume così il valore di una continuità scientifica più che di una commemorazione, mostrando come la musicologia contemporanea tenda sempre più a leggere la musica antica all’interno delle pratiche che ne hanno costruito il significato storico.

Per chi si occupa di musica antica, il libro rappresenta anche una testimonianza significativa dello stato attuale degli studi italiani sul periodo compreso tra Rinascimento e primo Illuminismo. Ne emerge una disciplina consapevole della necessità di integrare fonti musicali, documentarie e materiali in una visione ampia dei fenomeni sonori europei, secondo un orientamento che il lavoro di Marco Di Pasquale aveva contribuito a consolidare.


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