Musica, fede e conflitto nell’Anversa della Guerra degli Ottant’anni. Alla Sapienza Henry T. Drummond per i Colloquia 2026
La stagione dei Colloquia 2026 della sezione musicologica del Dipartimento di Lettere e Culture Moderne alla Sapienza, prosegue con un appuntamento di particolare rilievo per gli studi sulla musica europea della prima età moderna. Lunedì 25 maggio, nell’Aula Nino Pirrotta, Henry T. Drummond terrà la conferenza Musical Cultures in Confessional Antwerp during the Eighty Years’ War (ca. 1566–1648), dedicata a uno dei contesti più complessi e stratificati della storia culturale europea. Al centro dell’incontro vi sarà Anversa durante la Guerra degli Ottant’anni, laboratorio politico e religioso nel quale la musica divenne non soltanto pratica liturgica o fenomeno artistico, ma anche dispositivo di rappresentazione confessionale, strumento di mediazione sociale e veicolo di costruzione identitaria.
Affrontare la storia musicale di Anversa fra la seconda metà del XVI secolo e la pace di Münster del 1648 significa entrare nel cuore delle trasformazioni che segnarono l’Europa confessionale dopo la Riforma. Pochi centri urbani condensano con altrettanta evidenza tensioni religiose, mobilità culturale, dinamiche economiche e ridefinizioni simboliche quanto la grande città fiamminga, allora fra i più importanti poli commerciali del continente. La frattura fra cattolicesimo e protestantesimo non produsse soltanto guerre, repressioni e migrazioni, ma modificò profondamente anche il paesaggio sonoro urbano, la circolazione dei repertori e il ruolo stesso della musica nello spazio pubblico e liturgico.
È precisamente in questa prospettiva che si inserisce la conferenza di Henry T. Drummond, studioso oggi attivo presso la KU Leuven e impegnato, grazie a una fellowship della Alamire Foundation, in una ricerca sulla musica nella Compagnia di Gesù attraverso i materiali conservati negli archivi gesuitici. La sua attività scientifica investe quell’area di studi che negli ultimi anni ha ridefinito l’approccio alla musicologia storica mediante strumenti digitali, analisi delle reti culturali e attenzione ai processi di trasmissione dei repertori. Parallelamente, il suo lavoro ha mostrato un costante interesse per le forme di persuasione musicale e per la funzione ideologica del repertorio sacro medievale e rinascimentale, temi già centrali nella recente monografia The Cantigas de Santa Maria: Power and Persuasion at the Alfonsine Court, pubblicata da Oxford University Press nel 2024.
Nel volume, dedicato al celebre corpus alfonsino delle Cantigas de Santa Maria, Drummond interpreta il canto come mezzo comunicativo e retorico capace di costruire consenso politico e prestigio dinastico attorno alla figura di Alfonso X. La raccolta viene letta non soltanto come monumento poetico-musicale, ma come sofisticato strumento di persuasione fondato sull’interazione fra retorica medievale, organizzazione narrativa e performance sonora. Questo interesse per la dimensione politica e confessionale della musica sembra trovare una naturale prosecuzione nella riflessione sulla Anversa della prima età moderna, dove le pratiche musicali parteciparono direttamente alla ridefinizione dell’identità religiosa urbana.
Durante la Guerra degli Ottant’anni, Anversa fu infatti teatro di profonde trasformazioni confessionali. Dopo la furia iconoclasta del 1566 e la progressiva radicalizzazione del conflitto fra la monarchia spagnola e le Province Unite, la città attraversò periodi di forte instabilità culminati nella riconquista spagnola del 1585. Tale evento determinò una vasta emigrazione protestante verso il Nord e l’avvio di una ricattolicizzazione sostenuta anche attraverso le arti, la liturgia e la spettacolarizzazione del culto. In questo contesto la musica acquisì un ruolo essenziale nella costruzione della devozione pubblica promossa dalla Controriforma cattolica.
La presenza dei gesuiti, degli ordini religiosi e delle grandi istituzioni ecclesiastiche contribuì alla formazione di un ambiente musicale straordinariamente articolato, nel quale convivevano polifonia liturgica, pratiche devozionali paraliturgiche, repertori processionali e nuove forme di teatralità sonora. Al tempo stesso, la città rimase un centro editoriale di primaria importanza per la stampa musicale europea, favorendo la circolazione internazionale di repertori, trattati e modelli compositivi. La cultura musicale anversese in tal senso può essere interpretata come nodo di una rete europea nella quale convergevano tradizioni fiamminghe, influenze italiane e strategie culturali della monarchia asburgica.
L’interesse di questo incontro risiede altresì nella possibilità di osservare come la musicologia contemporanea stia progressivamente superando una lettura puramente stilistica del repertorio rinascimentale. Le nuove ricerche tendono infatti a considerare la musica come fenomeno sociale e politico, legato alle pratiche urbane, ai sistemi di patronage, alle reti confessionali e ai processi di costruzione simbolica del potere.
In tale prospettiva, Anversa appare come un caso emblematico, poiché le trasformazioni del suo ambiente musicale riflettono in maniera diretta le tensioni religiose e geopolitiche dell’Europa moderna. L’appuntamento con Henry T. Drummond si inserisce dunque in una linea di studi che considera il suono come elemento attivo nella definizione delle culture confessionali europee tra Cinque e Seicento. Una prospettiva che restituisce alla musica la sua piena centralità storica, mostrando come le pratiche sonore possano diventare strumenti privilegiati per comprendere conflitti, identità e processi di trasformazione culturale nell’Europa della prima modernità.

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