Storia, repertorio e iconografia della musica strumentale napoletana fra Sei e Settecento. Una lezione all'Accademia di Belle Arti di Napoli
Si terrà mercoledì 17 giugno prossimo a Napoli presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli una lezione dal titolo "Storia, repertorio e iconografia della musica strumentale napoletana fra Sei e Settecento". Un viaggio tra fonti, repertori e immagini per scoprire il ruolo di Napoli come laboratorio europeo della musica strumentale barocca. Relatore Guido Olivieri (University of Texas at Austin), tra i massimi studiosi della musica strumentale napoletana del Sei-Settecento. Introduce Gaetano Stella (Conservatorio di Musica «Licinio Refice» di Frosinone).
La lezione di Guido Olivieri all’Accademia di Belle Arti di Napoli si inserisce all’interno di una linea di ricerca che, nell’ultimo ventennio, ha progressivamente riorientato la lettura della musica europea tra Sei e Settecento, spostando l’attenzione dalla centralità quasi esclusiva dell’opera alla complessità dei repertori strumentali. In questa prospettiva, Napoli emerge come un contesto in cui linguaggi, forme e pratiche esecutive si definiscono entro dinamiche di produzione e circolazione destinate a estendersi ben oltre l’area meridionale.
La traiettoria di ricerca di Olivieri, che ha incluso contributi significativi su Marchitelli e Mascitti, ha inciso in modo determinante su questa revisione storiografica, mettendo in evidenza la densità delle reti musicali e la varietà tipologica delle fonti, comprese quelle iconografiche e materiali, accanto ai repertori manoscritti e a stampa.
Il nucleo problematico attorno a cui si organizza il tema della lezione riguarda la natura plurale della produzione strumentale napoletana fra XVII e XVIII secolo, dove la sonata e il concerto, oltre le forme musicali codificate, assumono una funzione flessibile, adattabile ai contesti di esecuzione, alle istituzioni formative dei conservatori e ai circuiti aristocratici e religiosi.
Gli studi più recenti hanno insistito sul ruolo delle scuole napoletane nella formazione di un linguaggio tecnico condiviso, capace di integrare virtuosismo, retorica musicale e nuove soluzioni armoniche, con una circolazione che coinvolge anche Francia, penisola iberica e aree mitteleuropee.
Un secondo livello di analisi riguarda la dimensione iconografica, che negli ultimi anni ha assunto un peso metodologico crescente. Le fonti figurative, dai dipinti alle incisioni fino alle rappresentazioni dello spettacolo urbano, vengono oggi considerate testimonianze autonome della cultura musicale, capaci di restituire informazioni su organologia, posture esecutive, contesti sociali della musica e modalità di fruizione.
In particolare, la documentazione visiva relativa a Napoli nel Seicento e nel Settecento consente di osservare la presenza diffusa di strumenti a corda, archi e fiati in ambienti tanto pubblici quanto privati, contribuendo a delineare una geografia sonora che si sovrappone alla città storica e alle sue istituzioni musicali.
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