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Voci del Lazio: dal Rinascimento a Sisask, al via il Gala Corale dell'ARCL a Santa Maria della Pace

Il prossimo 19 giugno, l’ARCL rinnoverà il suo tradizionale appuntamento con il Gala Corale, una serata d'eccezione concepita per celebrare e ringraziare le formazioni associate che si sono maggiormente distinte nel corso della stagione. Il Gala rappresenta il culmine di un anno di grande impegno e successi, con un focus speciale sulle realtà che hanno brillato nelle più importanti competizioni e rassegne del territorio. Protagonisti della serata i due cori classificatisi al Concorso Corale Regionale Roma 26 (il Coro Musica Reservata e il Coro Ison), a cui saranno consegnati i diplomi di merito del Concorso, accanto alle promesse dei cori liceali del XXIX Concorso “Gian Luca Tocchi”, in un ideale passaggio di testimone tra la grande tradizione interpretativa e il futuro della coralità laziale.

Raffaello Sanzio, Sibille e angeli (particolare della Sibilla Frigia), 1514, affresco, Chiesa di Santa Maria della Pace, Roma


Il Gala Corale dell'Associazione Regionale Cori del Lazio, appuntamento istituzionale ormai consolidato nel calendario musicale della regione, torna il 19 giugno prossimo nella cornice di Santa Maria della Pace con un programma che attraversa sei secoli di scrittura polifonica. La serata, concepita come momento di riconoscimento per le formazioni che si sono distinte nel Concorso Corale Regionale Roma, include quest'anno anche i cori liceali premiati nel XXIX Concorso "Gian Luca Tocchi", realizzato in collaborazione con MuSa Sapienza, ampliando così l'orizzonte della manifestazione verso la formazione delle nuove generazioni di cantori.

La proposta d'ascolto si struttura come un percorso speculare intorno alle metamorfosi della scrittura polifonica, dal Rinascimento europeo alle soluzioni formali del nostro tempo. La prima parte del concerto, affidata al Coro Musica Reservata sotto la guida di Roberto Ciafrei - secondo classificato al Concorso - si sviluppa attorno al testo del O vos omnes, responsorio della Settimana Santa tratto dalle Lamentationes Hieremiae, che nel corso del Cinquecento e del primo Seicento divenne uno dei banchi di prova privilegiati per la scrittura polifonica devozionale. 

L'intonazione di Tomás Luis de Victoria - nelle due versioni a quattro voci del 1572 e del 1585 tra le più celebrate della tradizione - esaspera la tensione drammatica attraverso un uso delle pause e delle dissonanze risolte in modo obliquo, caratteristico di quel misticismo iberico che innerva tutta la produzione sacra del compositore di Avila. A essa si affianca una lettura di Pierfrancesco Valentini (c. 1570–1654), nobile romano e allievo di Giovanni Battista Nanino, la cui intonazione dello stesso testo, proposta in edizione critica di recente acquisizione, restituisce un rigore contrappuntistico squisitamente romano ove già si avvertono i primi bagliori della retorica barocca.

A questo asse storico si sovrappone il Crucifixus di Claudio Ferrara (1990), affermato compositore romano, noto in Italia e all’estero per i numerosi riconoscimenti ottenuti in prestigiosi concorsi di composizione. Ferrara si distingue per la determinazione con cui persegue la strada della ricerca e del perfezionamento stilistico; in questa rilettura moderna della passione della Croce impiega, in felice connubio, densità armoniche e cluster vocali che espandono la spazialità dell'edificio sacro, sondandone le possibilità acustiche attraverso il linguaggio tipico del secondo Novecento. 

A chiudere il mottetto Tu es Petrus (I parte) di Giovanni Pierluigi da Palestrina, pagina tra le più celebrate del repertorio romano per il legame diretto con la tradizione della Chiesa di Roma e con la centralità della figura dell'apostolo nella spiritualità cattolica. Le parole evangeliche  trovano qui espressione in una scrittura luminosa e affermativa, costruita per esaltare la forza del messaggio attraverso quella trasparenza contrappuntistica e quella fluidità di condotta vocale che definiscono il vertice della Scuola Romana.

Il testimone passa al Coro Ison, diretto da Amedeo Scutiero - primo classificato al Concorso - che apre nel segno della continuità con il Princeps Musicae proponendo Diffusa est gratia, mottetto tratto  dall'antifona del Salmo 44, caratterizzato da una condotta delle voci morbida e quasi fluttuante, ideale per valorizzare l'acustica raccolta di Santa Maria della Pace, e Justus ut palma celebre mottetto a cinque voci tratto dal Salmo 91:13 (nella Bibbia della Vulgata) e pubblicato nella raccolta degli Offertoria totius anni nel 1593. Una pagina dal perfetto equilibrio tra imitazione contrappuntistica e chiarezza del testo sacro che caratterizza la maniera matura palestriniana.

Il programma si sposta poi verso l'Ottocento tedesco con due pagine che condividono la medesima raffinatezza della scrittura corale a cappella. Ach arme Welt, dai Tre Mottetti op. 110 di Johannes Brahms, è una pagina densa, percorsa da quella malinconia meditativa che innerva tutta la produzione corale tarda del compositore amburghese, strutturata su un corale cromaticamente elaborato in cui il peso armonico sembra riflettere il testo con austera consapevolezza. Ad essa segue l'Abendlied op. 69/3 di Josef Gabriel Rheinberger, mottetto a sei voci (SSATTB) su testo da Luca 24,29, composto nella prima stesura nel 1855 e pubblicato nel 1873 presso N. Simrock a Berlino. Su un tessuto armonico di straordinaria coesione, il crescendo dinamico centrale cede a un finale di luminosa pacificazione interiore che ha reso questo breve pezzo la composizione sacra più nota del catalogo rheinbergeriano.

La serata si chiude con Gloria tibi, Domine, Hymn XXII del ciclo Gloria Patri (1988) del compositore estone Urmas Sisask (1960–2022). Sisask aveva elaborato un sistema modale personale, la cosiddetta "planetal scale", derivata dallo studio delle traiettorie planetarie nel sistema solare, che coincide - come egli stesso scoprì con sorpresa - con il modo pentatonico giapponese Kumayoshi. Su questo fondamento modale, la scrittura corale di Sisask sviluppa un linguaggio ipnotico e ritmicamente incisivo, più prossimo alle antiche modalità gregoriane che alle tensioni del sistema tonale maggiore-minore, capace di unire l'energia catartica della ripetizione alla nitidezza di una preghiera latina restituita nella sua essenzialità.

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