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Oltre l’esistente. Musicologia, opere perdute e testimonianze frammentarie: il convegno internazionale a Cremona

Dal 15 al 17 giugno 2026 presso Palazzo Raimondi, Aula Magna del Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali, Università di Pavia (sede di Cremona), si terrà il convegno Oltre l'esistente. Musicologia, opere perdute e testimonianze frammentarie. Promosso e organizzato dalle dottorande e dai dottorandi in Musicologia dell'ateneo pavese, l'incontro riunisce studiosi da dodici paesi attorno a una questione centrale per la ricerca filologica e musicologica: come studiare ciò che non è sopravvissuto. I lavori si aprono con la keynote lecture di Claudio Vela. Martedì 16 giugno, presso il Museo del Violino di Cremona, è prevista un'audizione pubblica con strumenti storici. L'ingresso è libero; i lavori sono trasmessi in diretta streaming sul canale YouTube del Dipartimento.



Il convegno Oltre l'esistente. Musicologia, opere perdute e testimonianze frammentarie prende vita da un'intuizione metodologica che la filologia classica aveva già elaborato a metà Novecento. Nel 1952 Henry Bardon pubblicava il primo volume di La littérature latine inconnue, censimento sistematico degli autori latini di cui restano solo il nome o frammenti sporadici, dimostrando che la letteratura perduta non è un vuoto inerte ma una presenza attiva nella storia della trasmissione testuale. 

A quella lezione si ricollega esplicitamente la proposta di Claudio Vela, il cui saggio Dall'esistente all'esistito. Per una filologia dei perduti ha offerto alla ricerca italianistica e, per estensione, a quella musicologica, un impianto concettuale per trattare l'assenza come categoria analitica positiva. Organizzato dalle dottorande e dai dottorandi in Musicologia dell'Università di Pavia sotto la direzione scientifica dello stesso Vela, Oltre l'esistente trasferisce quella proposta al campo degli studi storico-musicali, interrogandosi su opere scomparse, fonti frammentarie, tradizioni interrotte e autori privi di nome; materiali che condizionano la nostra conoscenza del repertorio non meno di quanto facciano le fonti conservate, e che impongono alla musicologia strumenti interpretativi in parte ancora da costruire.

La prima sessione dei lavori, prevista per il pomeriggio del 15 giugno, delinea con chiarezza l'ampiezza metodologica del convegno. Jan Wessel, studioso indipendente specializzato nella preistoria della musicologia, propone una lettura del Syntagma Musicum di Michael Praetorius - in particolare del secondo volume, pubblicato a Wolfenbüttel nel 1619 - come documento in cui la coscienza della perdita musicale emerge come condizione epistemica fondamentale, poiché i passi in cui Praetorius affronta l'irrecuperabilità di repertori e pratiche del passato rivelano le premesse su cui si costruisce la stessa possibilità di immaginare una storia della musica. 

Annika Forkert, Senior Lecturer al Royal Northern College of Music di Manchester, sposta il fuoco sul Novecento e introduce categorie di perdita legate al genere, mostrando attraverso casi di studio tratti dai cataloghi di Elisabeth Lutyens, Dorothy Gow, Delia Derbyshire e Julia Perry come la dispersione o la soppressione del patrimonio compositivo femminile risponda a meccanismi di censura e autocensura che integrano e complicano le tassonomie filologiche elaborate da Vela. 

Satyanita Emma Sohlgren, che ha conseguito il dottorato all'Università di Uppsala nel giugno 2026 con una dissertazione sulla circolazione delle arie operistiche nella Svezia del Settecento, affronta la quasi totale scomparsa del repertorio della compagnia Swenska comedien, attiva a Stoccolma tra il 1738 e il 1753; dei suoi spettacoli musicali, tra i primi in lingua svedese, restano principalmente i libretti a stampa e due partiture dell'opera Syrinx (1747), a partire dai quali Sohlgren propone una metodologia di ricostruzione che combina analisi metrico-poetica, studio delle fonti archivistiche e comparazione con repertori italiani e tedeschi coevi.

Lodevole la scelta di affidare l'organizzazione del convegno ai dottorandi del Dipartimento, in quanto riflette una consapevolezza precisa circa la posta in gioco epistemica di questo tipo di ricerca, che richiede una formazione metodologica capace di muoversi tra filologia, storiografia, analisi musicale e teoria della trasmissione. 

Il programma del 16 giugno, con l'audizione pubblica al Museo del Violino di Cremona, segnala la volontà di aprire la riflessione teorica a una dimensione performativa e materiale, in cui la questione del perduto si misura con la concretezza degli strumenti storici e delle prassi esecutive. Cremona, del resto, non potrebbe offrire cornice più appropriata, una città in cui la storia organologica europea ha lasciato una delle sue eredità più stratificate. Ecco che il confronto tra ciò che è giunto sino a noi e ciò che è disperso acquista qui una risonanza forse difficilmente replicabile altrove.


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