Pagine perdute, armonie ritrovate: la ricostruzione filologica e digitale dell’opera di Giovanni Battista Riccio
Un progetto di ricerca condotto dal Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova, sotto la direzione scientifica di Marina Toffetti, ha conseguito il recupero critico e la valorizzazione del patrimonio musicale di Giovanni Battista Riccio (1563-post 1620), organista e compositore attivo a Venezia in concomitanza con l’esperienza di Giovanni Gabrieli e Claudio Monteverdi. I risultati scientifici e divulgativi includono la pubblicazione dell'opera omnia in regime di open access, una registrazione discografica, un documentario metodologico e un cortometraggio di finzione ambientato nei luoghi storici del compositore.
L'iniziativa, denominata "Pagine perdute, armonie ritrovate", ha affrontato lo studio sistematico di 116 composizioni vocali e strumentali dell’autore, concentrandosi sulla restituzione esecutiva di 14 opere tramandate in forma lacunosa a causa della dispersione dei fascicoli storici a stampa. Attraverso l’integrazione di metodologie analitiche tradizionali e strumenti digitali avanzati, il gruppo di ricerca ha ricostruito le parti mancanti, restituendo l’integrità testuale e la fruibilità pratica a un corpus finora parzialmente inaccessibile.
Giovanni Battista Riccio rappresenta una figura significativa del panorama musicale veneziano della prima età barocca. Nato a Venezia nel 1563 e attivo nella medesima area lagunare fino almeno al 1620, egli svolse l'incarico di organista presso la chiesa di San Nicolò dei Mendicoli tra il 1595 e il 1600. La sua successiva attività professionale si sviluppò prevalentemente in forma libero-professionale, al servizio di influenti committenti locali quali il mercante Camillo Rubini e Antonio Grimani, vescovo di Torcello e patriarca eletto di Aquileia.
Il rilievo storico di Riccio all'interno del tessuto culturale dell'epoca trova conferma nella sua formale adesione, a partire dal 1603, alla compagnia di organisti guidata da Giovanni Gabrieli, associazione finalizzata alla gestione e alla distribuzione degli ingaggi musicali presso le chiese e le confraternite della Serenissima. La condivisione di questo spazio professionale con figure del calibro di Giovanni Battista Grillo, Giovanni Picchi e Francesco Sponga Usper attesta l'inserimento stabile di Riccio nei circuiti produttivi di più alto livello, mentre la sua produzione documenta una chiara e profonda assimilazione dei modelli stilistici gabrieliani.
La produzione superstite di Riccio comprende tre libri di musiche sacre e strumentali (pubblicati rispettivamente nel 1612, 1614 e 1620), una canzona strumentale inserita negli Otto ordini di letanie di Valerio Bona (1619) e un mottetto conservato in un codice manoscritto proveniente dalla Bibliotheca Rudolfina. Nel complesso, il catalogo consta di 116 composizioni, ripartite in 94 lavori sacri e 22 brani strumentali.
La trasmissione di questo repertorio risente tuttavia delle modalità editoriali proprie del XVII secolo, caratterizzate dalla stampa della musica in fascicoli separati corrispondenti alle singole parti vocali o strumentali. Tale prassi originaria ha causato, nel corso dei secoli, la perdita di interi fascicoli e la conseguente mutilazione di 14 composizioni.
Come accennavo, il progetto "Pagine perdute, armonie ritrovate" ha affrontato lo stato lacunoso delle fonti applicando un rigoroso protocollo filologico. L'analisi preliminare ha preso in esame l'intero corpus delle opere complete, parallelamente allo studio delle parti superstiti dei brani frammentari.
L'adozione di metodologie comparative, supportata da tecnologie digitali, ha permesso di identificare le costanti sintattiche, le formule contrappuntistiche e i modelli formali tipici dello stile di Riccio. Tale base analitica ha costituito il fondamento scientifico per l'integrazione congetturale delle linee melodiche e armoniche mancanti, consentendo il ripristino dell'originaria coerenza testuale e la rinnovata eseguibilità dei brani.
L'attività scientifica ha generato molteplici esiti coordinati, volti a coniugare l'alto rigore accademico con una vasta ricaduta pubblica e divulgativa. Sul piano strettamente editoriale, l'edizione critica dell'opera omnia del compositore è stata strutturata in quattro volumi e resa interamente accessibile alla comunità internazionale di ricercatori ed esecutori attraverso una piattaforma digitale dedicata, concepita per ospitare i testi musicali in formato open access, gli aggiornamenti scientifici e i relativi materiali multimediali.
Questa restituzione teorica ha trovato un immediato riscontro pratico e sonoro nella produzione discografica del CD “Giovanni Battista Riccio (1563-post 1620). Vocem iucunditatis. Sacred and Instrumental Music”, inciso dall'Estrovagante Ensemble sotto la direzione di Riccardo Doni per l'etichetta Dynamic (CDS8080).
Al fine di illustrare l'intero percorso di ricerca, l'attività di divulgazione metodologica è stata affidata al documentario “Pagine perdute, armonie ritrovate. Un progetto di recupero e valorizzazione della musica di Giovanni Battista Riccio”, focalizzato sull'esposizione analitica dei criteri scientifici adottati per l'integrazione delle lacune testuali.
A completamento dell'operazione culturale, il cortometraggio di fiction “Giovanni Battista Riccio. Una storia di musiche perdute”, ambientato nella cornice storica della chiesa veneziana di San Nicolò dei Mendicoli, propone una suggestiva rievocazione visiva del contesto biografico e professionale dell'organista.
L'insieme di questi apporti delinea un modello metodologico replicabile per il recupero dei repertori storici frammentari, restituendo alla storiografia musicale e alla prassi esecutiva contemporanea la produzione integrale di un protagonista della transizione verso lo stile concertato barocco.
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