Parola, canto e silenzio: la voce della liturgia al centro della ricerca internazionale. Roma ospita il simposio della Santa Croce e Notre Dame
La voce come esperienza spirituale, fenomeno acustico, gesto rituale e pratica artistica. Attorno a queste prospettive si sviluppa il simposio internazionale "A Voice Cries Out: The Spoken and Sung Word in the Liturgy", promosso dalla Pontificia Università della Santa Croce e dalla University of Notre Dame Rome, in programma il 4 e 5 marzo 2027 a Roma. La call for papers, aperta fino al 1° settembre 2026, propone un percorso interdisciplinare che coinvolge teologia, filosofia, musicologia, liturgia, architettura, studi sulle arti performative e scienze dell'acustica, con l'obiettivo di approfondire il ruolo della voce nelle forme parlate e cantate della liturgia cristiana.
Ben oltre una riflessione sul canto liturgico, "A Voice Cries Out: The Spoken and Sung Word in the Liturgy" propone di indagare la vocalità come luogo d’incontro tra teologia, filosofia, musicologia, antropologia e arti performative. La parola proclamata, il canto, il silenzio e l’ascolto diventano così le coordinate di un’indagine che interpreta l’esperienza liturgica nella sua complessità, dove la voce costituisce il punto di convergenza tra dimensione rituale, pratica musicale e riflessione teologica.
Il primo ambito di ricerca riguarda la musica vocale e strumentale nella liturgia. Il campo si colloca al centro di un dibattito che attraversa la storia delle pratiche musicali ecclesiali, dalla tradizione del canto gregoriano fino alle esperienze compositive contemporanee. L’introduzione della musica strumentale accanto alla voce solleva questioni che investono il rapporto tra funzione rituale ed espressione artistica.
Un secondo filone affronta gli aspetti filosofici e teologici del parlare e del cantare nella liturgia. Tra parola proclamata e parola cantata si delineano differenti modalità di ricezione del testo liturgico e della sua efficacia rituale. Da secoli teologi e filosofi riflettono sulla capacità del canto di amplificarne il significato, attivando una partecipazione che coinvolge insieme dimensione cognitiva, memoria, emozione e corporeità. Il tema attraversa la patristica, la scolastica e la riflessione contemporanea, aprendo oggi a nuove possibilità di confronto interdisciplinare.
Di particolare interesse è anche il tema della cantillazione nella liturgia cristiana e nelle altre tradizioni religiose. Forma primaria di trasmissione orale dei testi sacri, la cantillazione costituisce un osservatorio privilegiato per lo studio delle relazioni tra oralità, memoria e rito. L’analisi comparata delle pratiche di recitazione melodica consente di mettere in luce affinità strutturali e differenze storiche, oltre a dinamiche di circolazione tra culture religiose diverse.
La call dedica attenzione anche all’architettura liturgica e agli arredi sacri in relazione alla voce. Lo spazio celebrativo, i materiali e la disposizione degli elementi liturgici determinano la risposta acustica dell’ambiente, influenzando la propagazione della parola proclamata e del canto. In questa prospettiva, l’architettura non si limita a contenere l’azione liturgica, ma ne condiziona la percezione sonora e la qualità dell’ascolto.
La proclamazione della Parola e la comunicazione rituale costituiscono un ulteriore asse di ricerca. Studi biblici, liturgici e della comunicazione convergono nell’analisi della dimensione performativa della proclamazione. La Scrittura, affidata alla voce del ministro, prende forma nell’azione rituale attraverso parola, gesto, ritmo e relazione con l’assemblea, realizzando una modalità di annuncio che appartiene pienamente all’evento liturgico.
Uno degli aspetti più rilevanti della call riguarda il silenzio, l’ascolto e le dinamiche della partecipazione. In un contesto culturale segnato dalla sovrabbondanza di stimoli sonori, il silenzio liturgico riacquista una funzione strutturante, offrendo il tempo dell’ascolto, della meditazione e dell’interiorizzazione della Parola. Inserito nella dinamica della celebrazione, esso contribuisce a modulare il ritmo dell’azione liturgica e a definire l’equilibrio complessivo dell’esperienza sonora.
Infine, il tema dedicato alla corporeità e alle arti performative amplia ulteriormente il quadro del convegno. L’esperienza liturgica viene letta come azione incarnata, nella quale parola, gesto, movimento e suono concorrono alla costruzione della forma rituale. Il confronto con gli studi teatrali, la performance e le scienze del corpo consente di interpretare la liturgia come processo espressivo unitario, nel quale dimensione simbolica, comunicativa e corporea risultano inseparabili.
Le proposte di intervento, della durata di venti minuti, potranno essere presentate in lingua italiana o inglese. Titolo, abstract di circa 250 parole e breve biografia dovranno essere inviati entro il 1° settembre 2026, mentre l’esito della selezione sarà comunicato il 15 settembre. Il simposio si svolgerà presso la Pontificia Università della Santa Croce e il Rome Gateway della University of Notre Dame e vedrà la partecipazione, tra gli altri, di Joris Geldhof, Carol Harrison, Rebecca Maloy, Juan Rego Bárcena, Innocent Smith, Michel Steinmetz e Valentina Valentini.
Per la musicologia e gli studi liturgici il convegno si configura come un’occasione di particolare interesse. L’impostazione interdisciplinare consente di superare una lettura esclusivamente musicale della vocalità, assumendola come fenomeno complesso in cui convergono teologia, filosofia, storia, architettura, acustica e arti performative. Una prospettiva che si inserisce nei più recenti orientamenti della ricerca internazionale e che apre nuovi spazi di confronto tra discipline tradizionalmente separate.
@ RIPRODUZIONE RISERVATA
-1_0.jpg)
Commenti
Posta un commento