Call for the Wailing Women, Laments and Lamentations in Italian Convents: la sofferenza tra eloquenza estetica e spazio di resistenza
Call for the Wailing Women, Laments and Lamentations in Italian Convents è il nuovo progetto discografico di Cappella Artemisia, diretto da Candace Smith per Brilliant Classics. L'album smitizza la narrazione tradizionale della clausura controriformista attraverso un rigoroso recupero filologico del lamento barocco, restituendo alle musiciste recluse dei secoli XVI e XVII uno spazio di straordinaria eloquenza estetica, politica e spirituale.
L'album, inciso da Cappella Artemisia sotto la direzione di Candace Smith per Brilliant Classics, raggiunge l'obiettivo di far emergere con nitidezza proprio questa rivendicazione di autonomia espressiva. Attraverso un organico di quindici esecutori - nove voci femminili (i soprani Maria Dalia Albertini, Silvia Vajente e Anna Simboli; i mezzo-soprani Elena Biscuola, Elena Carzaniga, Candace Smith, Chiara Brunello, Marina De Liso e Mya Fracassini) affiancate da violino, arpa barocca, viola da gamba, lirone, organo e clavicembalo - la registrazione restituisce la complessa rete di ruoli che la società del tempo stratificava sulla donna, qui declinata nelle vesti di madre, sposa, religiosa e artista.
La selezione dei brani documenta bene la varietà di orientamenti stilistici che coabitavano negli archivi dei cenobi; se l’apertura con Morior misera di Carlo Donato Cossoni mostra una scrittura vocale tesa e legata alla severità della viola da gamba, la Feria quinta, lamentatione prima di Alessandro Della Ciaia svela le risorse della monodia primo-seicentesca. Qui la linea melodica si muove su un basso continuo denso, articolato tra l'ampiezza dell'organo, la nitidezza del clavicembalo e il colore delle corde pizzicate. Questo vocabolario, orientato ai canoni della seconda pratica, si misurava nello stesso contesto liturgico con la polifonia tradizionale di Giovanni Matteo Asola, a prova di come i monasteri fossero centri di ricezione e rielaborazione delle avanguardie musicali del tempo. Qui la linea melodica si muove su un basso continuo denso, articolato tra l'ampiezza dell'organo, la nitidezza del clavicembalo e il colore delle corde pizzicate.
La parte più densa dell'incisione risiede ovviamente nelle opere nate direttamente all'interno delle mura conventuali, dove la perizia contrappuntistica si faceva strumento di resistenza personale. Dai cromatismi serrati per dare corpo al dolore materno della Vergine in Quid miseri, quid faciamus?, al mottetto Usquequo oblivisceris me in finem? di Lucrezia Orsina Vizzana, pubblicato nel 1623, qui espresso con una concitazione declamatoria che reca i segni evidenti degli scontri politici tra le monache bolognesi e l'autorità diocesana. A questa urgenza fa riscontro il trio O trafitto mio Dio della sedicenne Maria Francesca Nascimbeni, scritto prima di prendere i voti, e il brano anonimo La Monaca Musica, un documento in cui il canto si faceva esplicita denuncia dell'emarginazione artisticamente subita dentro la comunità stessa. La monumentale Lamentatio virginis di Della Ciaia chiude l'album, traducendo il lutto in un impianto dialogico di sedici minuti di estrema forza teatrale.
Infine, un plauso per l'accuratezza della prassi interpretativa; il controllo dell'emissione vocale è rigoroso così come la gestione delle dinamiche del basso continuo, sempre aderenti alle sollecitazioni del testo. Con questo nuovo album, Cappella Artemisia ci offre un convincente affresco sonoro di quella generazione di musiciste che seppero convertire lo spazio della reclusione in un laboratorio di sperimentazione linguistica.
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