Moved by Sound: Emotions in Early Music, curato da Agnese Pavanello, si inserisce autorevolmente nell'ambito del fecondo filone di studi interdisciplinari sulla Early Music. Il volume intende esplorare le modalità di comprensione e interpretazione del contenuto emotivo nella musica antica, proponendo un rinnovato approccio metodologico per l'esegesi del repertorio pre-moderno.
La pubblicazione, quarantaquattresimo volume della collana Basler Beiträge zur Historischen Musikpraxis edita da Schwabe Verlag, raccoglie i contributi nati dall'attività di ricerca e dai simposi internazionali della Schola Cantorum Basiliensis. Il volume si apre con il saggio di Lidya Yurdum, Samuel A. Mehr, Roza Kamiloğlu e Disa Sauter; un indagine di come le risposte emotive alla musica siano plasmate da caratteristiche acustiche, differenze individuali e fattori contestuali (Emotional Responses to Music Are Shaped by Acoustic Features, Individual Differences, and Contextual Factors), Si tratta di un apporto di stampo cognitivo che dialoga efficacemente con la dimensione storica.
Segue la riflessione storiografica di Michele Calella (Von der musikalischen Affektenlehre zur musikalischen Emotionsgeschichte), tesa a tracciare il passaggio dalla teoria degli affetti alla storia delle emozioni musicali, introducendo così il saggio di Marie Louise Herzfeld-Schild, Permeati dalle emozioni: un'introduzione alla storia delle emozioni nella e la musica (antica) (Permeated by Emotions: An Introduction to the History of Emotions in / and (Early) Music). Quest'ultima evidenzia una lacuna cruciale nella storiografia musicale, osservando come i musicologi storici siano rimasti sorprendentemente silenti sulle dimensioni emotive delle loro ricerche, trattandole spesso in modo "impressionistico", senza cioè prestare la dovuta attenzione alla storia delle emozioni in quanto disciplina autonoma.
Le ragioni di questa svista o ritardo risiedono, secondo Herzfeld-Schild, sia nella cautela metodologica della musicologia verso i discorsi interdisciplinari, sia nelle storiche difficoltà istituzionali e individuali nel dialogare con le scienze naturali. Di conseguenza, il saggio traccia le coordinate per un autentico mutamento di paradigma, fondando un approccio che vede la musica non solo oggetto per esprimere affetti, ma un mezzo storico attraverso cui gli individui e le comunità davano forma e sostanza alle proprie esperienze emotive.
A fronte di un potere affettivo testimoniato fin dall'antichità - tema sviscerato da Eleonora Rocconi nel suo studio sul caso delle Leggi di Platone (Music and Emotions in Greek Antiquity: A Case Study from Plato's Laws) - il volume risponde proprio a questa urgenza interdisciplinare. Le dinamiche comunitarie e i vocabolari storici dell'emozione vengono così indagati attraverso fonti sia musicali sia extramusicali: Tess Knighton esamina le pratiche emotive nel rituale urbano nella Spagna del XVI e XVII secolo (Emotional Practices in Urban Ritual in Spain in the Sixteenth and Early Seventeenth Centuries), Andrés Locatelli approfondisce il lessico passionale in Claudio Monteverdi (The Use of Passions: A Preliminary Approach to Claudio Monteverdi's Emotional Lexicon), mentre Christoph Haffter analizza il dibattito filosofico e teorico-musicale d'età moderna sul controllo degli affetti (Mastering Affects: An Early Modern Debate in Philosophy and Music Theory).
L'esegesi si sposta poi su specifici contesti pratici e repertori con Bettina Varwig, che affronta l'esperienza fisica ed emotiva del fare musica nella Passione secondo Giovanni di Bach (Dis-Eased Musicking in J.S. Bach's St. John Passion), e con Elizabeth Dobbin, focalizzata sugli strumenti espressivi del cantante specchiati nelle fonti francesi tra Sei e Settecento (The Singer's Expressive Tool Kit as Viewed Through the Lens of Seventeenth- and Eighteenth-Century French Sources).
Coerentemente con la missione istituzionale della Schola Cantorum Basiliensis, la seconda sezione del volume, intitolata Reports, Reflections, Experiments, sposta il baricentro sui laboratori pratici e la pedagogia della messinscena. Qui Kelly Landerkin relaziona su un approccio interculturale tra modalità ed ethos (Modality and Ethos/Emotions - Intercultural Approaches), mentre Deda Cristina Colonna illustra l'applicazione dei principi attoriali storici di Luigi Riccoboni nella didattica scenica contemporanea ("Quando il Senso è Maestro": Weaving Riccoboni's Principles Into My Pedagogy of Historical Acting Techniques).
Infine, il rigore della ricostruzione e dell'analisi filologica è ribadito dai contributi di Johannes Menke e Valentin Richter, rispettivamente dedicati alla dottrina degli affetti (Affektarien) e al completamento compositivo dei frammenti operistici di Johann David Heinichen (Zur kompositorischen Vervollständigung eines Arienfragments J.D. Heinichens).
La dimensione performativa si rivela dunque essa stessa uno strumento di indagine euristica essenziale: la prassi esecutiva contemporanea viene stimolata a tradurre e a rendere nuovamente intellegibile la dimensione espressiva del passato, offrendo all'ascoltatore odierno una chiave d'accesso filologicamente fondata ma emotivamente vibrante.
Il dialogo serrato e privo di frammentarietà dei diversi saggi e la coerenza con cui sono stati proposti sono il riflesso della sapiente curatela di Agnese Pavanello; la riconosciuta autorevolezza della studiosa nell'ambito della polifonia sacra rinascimentale e della musica strumentale italiana del XVII e XVIII secolo garantisce di fatto all'intero volume un solido ancoraggio filologico, scongiurando il rischio di derive teoriche astratte che non di rado inficiano la letteratura sul tema. In quest'ottica, l'opera si pone al lettore, al musicologo e all'esecutore come uno strumento critico indispensabile; una nuova mappa intellettuale per sottrarre la prassi storicamente informata al rischio del calligrafismo, restituendo al suono il suo originario e dirompente potere di muovere gli affetti.
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