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Musica sacra al tempo di Pietro da Cortona: l'estetica del Barocco tra Firenze e la Roma papale del XVII secolo

Nell'ambito della XVIII edizione del Reate Festival in collaborazione con la Fondazione Flavio Vespasiano, presso la Chiesa dei Santi Luca e Martina, si terrà il concerto "Musica sacra al tempo di Pietro da Cortona". In programma alcuni brani del repertorio sacro che animavano le liturgie del Seicento tra Roma e Firenze. L'esecuzione è affidata al soprano Maddalena De Biasi e al mezzosoprano Emma Alessi Innocenti, accompagnate all'organo da Alessandro Alonzi. Domenica 18 ottobre alle ore 17:30, ingresso gratuito.


Gran bella opportunità di ascolto quella che ci offre "Musica sacra al tempo di Pietro da Cortona"; un concerto che trae la sua rarità e il suo valore dal connettere arti visive e sonore. Nel fiorente periodo barocco, sullo sfondo della Controriforma cattolica, esisteva un fitto sistema di committenze incrociate che vedeva i medesimi mecenati - dai Barberini nell'Urbe ai Medici nel Granducato - finanziare parallelamente il marmo modellato degli scultori, le pale d'altare dei pittori e le partiture dei musicisti. Il concerto intende così rivolgere uno sguardo rinnovato sulla Roma papale del XVII secolo e sui suoi fitti legami con la Firenze medicea. 

Cortona nel 1632 ricevette l'incarico ufficiale per il monumentale affresco del Trionfo della Divina Provvidenza sulla volta di Palazzo Barberini e, successivamente, visse un decennio cruciale a Firenze (1637-1647) affrescando le Sale dei Pianeti a Palazzo Pitti per il Granduca Ferdinando II de' Medici, prima di tornare a Roma per dedicarsi alla vasta impresa decorativa all'interno della Chiesa Nuova, scaglionatasi per oltre un quindicennio tra gli affreschi della cupola terminati nel 1651, gli interventi nell'abside e la volta principale completata nel 1665. 

I registri d'archivio della computisteria Barberini confermano che Frescobaldi era stipendiato stabilmente dal cardinale Francesco Barberini; anche Luigi Rossi componeva pagine sacre e oratori per la Congregazione della Vallicella, proprio a ridosso dell'avvio dei lavori pittorici del Cortona; anche i libri dei conti della famiglia di Urbano VIII e i decreti d'archivio dei Padri Filippini, testimoniano della contemporaneità di questi investimenti, documentata dall'incrocio dei mandati di pagamento verso questi artisti.

La Chiesa dei Santi Luca e Martina, location d'eccezione, divenne un vero e proprio laboratorio per la musica sacra barocca, come dimostrano le strutture stesse dell'edificio e i documenti d'archivio. Tra il 1636 e il 1642, Cortona disegnò la pianta a croce greca con pareti curve e nicchie absidali proprio per far circolare e amplificare il suono. Per migliorare l'acustica e gestire al meglio le complesse armonie vocali, egli inserì ben quattro cantorie. Questa disposizione geometrica permetteva di posizionare gruppi diversi di cantanti e musicisti in punti differenti della chiesa, assecondando la prassi della policoralità.

Era un acustica mirata quella progettata da Cortona, che doveva incontrare il suo perfetto riscontro pratico nelle solenni funzioni della vicina Accademia Nazionale di San Luca; per far risuonare quelle complesse partiture a più cori l'istituzione ingaggiava regolarmente organisti, maestri di cappella e cantori. Nei registri e nelle note di pagamento custoditi nell'Archivio Storico dell'Accademia, troviamo testimonianze di questa attività in occasione delle due ricorrenze più importanti dell'anno: la festa di San Luca (18 ottobre) e quella di Santa Martina (30 gennaio).

Le scelte strutturali dell'edificio anticipano inoltre le idee che Cortona avrebbe difeso poco dopo nel celebre dibattito all'Accademia di San Luca. In quel confronto sulla natura dell'arte, l'artista sostenne una visione ricca e monumentale, definita come "estetica della copiosità". Per lui, i grandi cicli visivi funzionavano come poemi epici; un fitto intreccio di personaggi, movimenti e dettagli secondari che doveva creare meraviglia e grandiosità; un un'idea di "unità nella varietà" che, superando il rigido minimalismo classicista, dava spazio a un'arte dinamica destinata a coinvolgere ed emozionare lo spettatore.


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