Nuove fonti e strumenti della ricerca laudistica. Le giornate di studio presso la Biblioteca nazionale centrale di Roma
Proseguendo una quarantennale attività musicologica nel settore dei Beni musicali, l'Ibimus ETS, in collaborazione con la Direzione della Biblioteca Nazionale Centrale e con il progetto ERC AdG LAUDARE (Università di Trento - GSSI L'Aquila), ha organizzato due giornate di studio sulla lauda medievale, prima e più autentica espressione di musica e poesia religiosa in lingua volgare nell'Italia del Duecento. Il convegno "Nuove fonti e strumenti della ricerca laudistica" riunisce studiosi impegnati nell’indagine delle fonti, nella ricostruzione storica e nell’approfondimento di questo repertorio. Tra i moderatori lo stimato Giancarlo Rostirolla. I lavori verranno trasmessi in diretta streaming.
La funzione primaria della lauda è di carattere paraliturgico: pur non facendo parte del Corpus ufficiale dei testi approvati dal messale o dal breviario, essa accompagnava le processioni, le adunate confraternali, le sacre rappresentazioni e i momenti di meditazione personale o comunitaria. A differenza delle forme di preghiera ufficiali della Chiesa - come la litania, caratterizzata dall'uso del latino, da una rigida struttura invocativa in forma di risposta (ora pro nobis) e da una funzione strettamente liturgica e codificata - la lauda si distingue per l'impiego del volgare e per una profonda libertà lirica ed espressiva.
Mentre le formule litaniche puntano sulla reiterazione ipnotica di brevi acclamazioni comunitarie, la lauda si sviluppa attraverso una vera e propria narrazione poetica e drammatica (incentrata sulla Passione, la Vergine o le vite dei santi), permettendo ai fedeli di esprimere un coinvolgimento emotivo e spirituale diretto, al di fuori dei canoni formali del culto ufficiale.
I lavori presentati nelle giornate di studio romane evidenziano come l'impiego delle nuove tecnologie digitali e dell'analisi codicologica stia permettendo la riscoperta di frammenti musicali e laudari finora considerati perduti. L'integrazione tra la ricerca filologica sui testi e la trascrizione musicale restituisce l'immagine di un panorama culturale in cui la lauda ha rappresentato per secoli il principale ponte tra la grande tradizione liturgica ufficiale e la religiosità popolare.
I lavori presentati nelle giornate di studio romane evidenziano come l'impiego delle nuove tecnologie digitali e dell'analisi codicologica stia permettendo la riscoperta di frammenti musicali e laudari finora considerati perduti. L'integrazione tra la ricerca filologica sui testi e la trascrizione musicale restituisce l'immagine di un panorama culturale in cui la lauda ha rappresentato per secoli il principale ponte tra la grande tradizione liturgica ufficiale e la religiosità popolare.
L'appuntamento alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma offre in tal senso un'occasione di confronto sulle fonti e sui metodi di indagine di un repertorio che documenta una parte essenziale della cultura religiosa e musicale dell'Italia medievale. La possibilità di accedere a nuove testimonianze e di metterle in relazione con quelle già conosciute costituisce un passaggio importante per approfondire la trasmissione della lauda, le sue forme poetiche e musicali e i contesti storici della sua diffusione.
@RIPRODUZIONE RISERVATA
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